Il papà di Simoncelli: «Bagnaia? A furia di parlare col gruppo di Valentino Rossi, ha sottovalutato Marquez»

Al Corsera: «Il giorno della morte di Marco, mi arrivò addosso un vento gelido che sapeva di morte. Mi sono detto "ca... lo vado a fermare". Ma mancava un minuto e non ce l’avrei fatta»

il papà di Simoncelli Bagnaia

Buriram 09/02/2025 - test Motogp / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Francesco Bagnaia-Marc Marquez ONLY ITALY

Paolo Simoncelli è il proprietario della «Sic58», il team che ha fondato nel 2013 in onore del figlio Marco – il “Sic” – che morì in pista nel 2011, in Malesia. Dice, intervistato dal Corriere della Sera di essere ancora “incazzato con Dio” e di faticare a trovare una consolazione: “Mi ripeto semplicemente che questa è la vita e soprattutto che non ho nessun rimpianto. Il destino di Marco era questo, io e mia moglie abbiamo fatto di tutto affinché fosse felice e lui è morto mentre stava facendo una cosa che lo rendeva felice. Ho solo un rimpianto, quell’asciugamano del c… che Marco teneva in testa al contrario sulla griglia di partenza in Malesia. Nelle corse tutti sono scaramantici. Ci sono dei gesti che ripeti perché ti danno serenità. Quel pomeriggio lì, quando varcai il cancello sul motorino per andare a vedere la gara, mi arrivò addosso un vento gelido che sapeva di morte. Mi sono detto “ca… lo vado a fermare”. Ma mancava un minuto e non ce l’avrei fatta. Per cinque minuti, fino all’incidente, ho sentito che c’era qualcosa che non quadrava”.

Le ceneri di Marco sono ancora “in camera sua. Non è cambiato niente, dorme ancora lì”. “Dopo la tragedia le moto mi hanno fatto vivere 15 anni bellissimi. Ho fondato la squadra per non morire. Mi sono sentito impegnato, mi ha aiutato a pensare ad altro e questo per me è stato importantissimo”.

Ma sta per smettere, anche per colpa degli americani di Liberty Media, che ora detiene i diritti della MotoGp: “Questi americani mi hanno già rotto. Mirano a cambiare tutto, sembra che non vada bene niente di quello che abbiamo costruito. Vogliono togliere dai conteggi ufficiali i titoli vinti nelle categorie inferiori, contano solo quelli in MotoGp. Così mio figlio Marco, i Gresini o i Nieto sparirebbero. Vogliono cancellare la storia”.

Il papà di Simoncelli e quel maledetto giorno

Oggi “i piloti già a 18 anni siano influenzati dai loro manager e che abbiano dei fisici da MotoGp. Dormono e mangiano come un Marquez, vanno in palestra 5 giorni su 7 quando non è necessario. E poi arrivano troppo tardi nel Motomondiale: il limite di età è stato alzato per gli incidenti mortali nel Cev (campionato europeo di velocità, ndr), ma bastava fare griglie meno piene. Ci fanno sentire inutili, per gli americani di Liberty il motociclismo non esiste. Vogliono solo lo spettacolo, ma allora che facciano un circo”.

Marc Marquez? “Sapevo che era il più forte. Mi è sempre piaciuto, corre e pensa come mio figlio, non rinuncia mai e ci prova sempre. Se Marco non fosse morto, ci saremmo divertiti un botto. Sai che sportellate… Speriamo che si sia sistemato col cervello. Non era preparato a un compagno così forte. Pecco viene dal gruppo di Valentino e a forza di ascoltare tutte le cose che si dicono in quel gruppo ha sottovalutato Marquez. L’anno prima aveva perso il Mondiale vincendo 11 gare. Ha pensato. “Mi basterà solo cadere meno”. Ma Marc in pista è una bestia e lo ha mandato in crisi”.

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