Trump e i Mondiali di calcio negli Usa: per lui sono uno strumento per sistemare questioni politiche (El Paìs)

I visti prioritari sono solo l’inizio della strategia politica Negli Usa i biglietti non garantiscono l’ingresso. I tifosi messicani scommettono che l’Iran giocherà da loro per non evitare il territorio americano.

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Trump proverà a vendere anche il calcio?

Nel mondo di Donald Trump, tutto può diventare merce di scambio in una trattativa o un’arma politica. El Pais ne parla così:

“A poco più di sei mesi dal Mondiale più grande della storia — che vede gli Stati Uniti come principale anfitrione insieme a Messico e Canada — anche l’evento sportivo più importante del pianeta rientra nella sua logica. Sul fronte interno, il presidente repubblicano minaccia di togliere alcune partite alle città governate dai democratici. Sul fronte esterno, l’organizzazione congiunta del torneo apre un nuovo capitolo di tensioni con i suoi vicini, un rapporto tanto cruciale per le economie dei tre Paesi quanto fragile e pieno di attriti. 

Qualche giorno fa, nello Studio Ovale, Trump e il presidente della Fifa, Gianni Infantino, hanno annunciato insieme — a conferma della loro stretta sintonia — che gli Stati Uniti offriranno visti prioritari a chi possiede biglietti del Mondiale. 

Trump ha già minacciato più volte di togliere partite a città democratiche per presunte questioni di sicurezza. Ha puntato il dito contro Boston, Los Angeles e San Francisco, che attendono tra sei e otto partite e hanno già aperto la prevendita dei biglietti”. 

Le domande fioccano

Molti si chiedono se Trump userà il Mondiale per ottenere vantaggi politici o economici dai partner nordamericani. Scrive il quotidiano spagnolo:

Alcuni tifosi messicani, ad esempio, danno quasi per certo che l’Iran — Paese che rientra nel bando di viaggio degli Stati Uniti — finirà nel gruppo A con il Messico, così da evitare partite in territorio statunitense.

A livello globale, la questione dei visti crea sempre discussioni. In Russia e in Qatar, i biglietti garantivano l’ingresso automatico nel Paese ospitante. Gli Stati Uniti rifiutano questo modello perché, a differenza di quei Paesi, rappresentano una meta molto desiderata e temono che molti visitatori possano rimanere illegalmente.

L’annuncio dei visti prioritari crea un compromesso che soddisfa tutti: i tifosi eviteranno attese interminabili — in alcuni Paesi come la Colombia superano gli 11 mesi — e gli Stati Uniti manterranno un controllo rigoroso, in linea con la retorica antimigratoria che Trump ha intensificato negli ultimi mesi”.

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