Francesco Toldo: “Fare due gol a Buffon è stato epico, quando ti ricapita”
Dici Francesco Toldo e ti viene in mente l'Europeo del 2000, gli olandesi respinti da quel gigante buono con la colla nei guanti. Ma nella sua lunga intervista alla Gazzetta c'è molto di più.

Italian goalkeeper Francesco Toldo jubilates after his teammate Marco Delvecchio scored the first goal for his team during the Euro-2000 soccer final match between France and Italy at Feijenoord stadium in Rotterdam, 02 July 2000. AFP PHOTO - PATRICK HERTZOG (Photo by PATRICK HERTZOG / AFP)
Dici Francesco Toldo e ti viene in mente l’Europeo del 2000, gli olandesi respinti da quel gigante buono con la colla nei guanti. Un pomeriggio magico. Poi l’Inter, le vittorie ottenute anche da secondo di Julio Cesar. Prima c’erano stati anni importanti a Firenze, in squadra con Batistuta. Oggi la Gazzetta dello Sport intervista Francesco che a 54 anni si gode la famiglia, collabora con il progetto delle “Legends” dell’Inter e fa il volontario nella Protezione Civile di Milano. È fuori dal calcio ed è felice di esserlo.
“Per me è stata una parentesi della vita: bellissima, intensa, dura da reggere per tanti anni ad alto livello. E quella parentesi si è chiusa”.
Da Padova alla Fiorentina: “Rifiutai il lavoro con papà, volevo farcela con il calcio”
Il viaggio parte dalla provincia di Padova, da una famiglia umile.
“Eravamo una famiglia umile, mio padre gestiva una tabaccheria. Quando ero a Trento mi offrì un milione e centomila lire per lasciare tutto e andare a lavorare con lui. Rifiutai, volevo farcela con il calcio. Due anni dopo ero alla Fiorentina”.
Il Triplete è stato il momento più bello della sua vita da calciatore? Toldo non ha dubbi: “Sì, credo di sì. Certo, anche l’Europeo del 2000 è stato magico. Però, se posso, vorrei raccontarne uno che è sicuramente il più divertente”.
I due gol a Buffon: “Quando ti ricapita?”
Ed è qui che l’intervista si accende, con una storia che sembra una leggenda da spogliatoio.
“Fare gol a Buffon a San Siro contro la Juventus è stato epico. Il bello è che lo avevo pure detto a Cuper: ‘Mister, se siamo sotto vado in area e faccio gol’. Esultò Vieri, ma il gol era mio al 100%. E non è stato l’unico segnato a Buffon…”.
Si spieghi.
“Stadio Flaminio, rifinitura prima del Mondiale del 2002. Facciamo una partitella e io gioco centravanti. Segno il gol vittoria… ancora a Gigi, stavolta mio senza dubbi. Ho esultato come avessi segnato in finale di Champions. Due gol a Buffon in pochi mesi, quando ti ricapita?”.
L’Europeo, l’Inter e le vittorie “godute di più”
Restano, sullo sfondo, le imprese vere. L’Europeo del 2000, con la notte da eroe contro l’Olanda. E poi l’Inter dei trionfi, quelli che — dice — si è “goduto di più”, vinti persino da secondo di Julio Cesar: la prova di un campione che ha saputo mettere davanti la squadra al proprio ego.
La vita dopo il pallone: “Una liberazione”
E oggi? L’addio al calcio gli manca? La risposta è netta, quasi spiazzante.
“Per niente. Il primo giorno senza campo è stato una liberazione. Sono una persona felice, con tanti interessi, non esiste solo il pallone. È stata una bella parentesi, lunga e difficile. È un mondo a parte, una bolla che rischia di alterare la tua percezione della realtà. Io sono sempre rimasto lo stesso: quindi no, non mi manca e non rientrerei mai”.
Una lucidità che ricorda quella di un altro grande di quella Fiorentina, Gabriel Batistuta, che ha raccontato di aver sentito “molta pace” dopo aver lasciato. Del resto Toldo, che non ha mai smesso di seguire i portieri — è tra gli estimatori di chi oggi difende la porta del Napoli, avendo detto che Meret rappresenta il rilancio dei portieri italiani e che, per l’Italia, “ha tutto per fare strada” — resta un uomo di calcio senza esserne più prigioniero. Il gigante buono di Amsterdam, oggi, para altrove: nella vita di tutti i giorni.