Sul gol di De Bruyne classico spettacolo all’italiana: ascoltano più De Rossi che Orsato (sigh)

Il festival del piagnisteo. Gioca a fare il piccolo Mourinho e fa lo show nel post-partita. Tutti lo seguono e ululano. E coprono la voce dell'unico che conta: dimenticatevi i falletti, torniamo in Europa

Sul gol di De Bruyne classico spettacolo all’italiana: ascoltano più De Rossi che Orsato (sigh)

Mp Genova 09/11/2025 - campionato di calcio serie A / Genoa-Fiorentina / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Daniele De Rossi

Il festival del cavillo

Signori, benvenuti al consueto festival del cavillo d’inizio stagione, dove il campo diventa un dettaglio trascurabile e la sala stampa si trasforma in un’aula universitaria di Giurisprudenza. E non solo la sala stampa. Sono passati due giorni e Genoa-Napoli sta già ai livelli di Mertens a Crotone o di una puntata di Temptation Island: trash di prima classe.

A Genova va in scena la solita commedia del piagnisteo preventivo. Il Genoa comincia a lamentarsi dell’arbitraggio di Di Bello con ben una settimana d’anticipo: un pianto anticipato, manco non aspettassero altro che l’episodio dubbio per potersi attaccare all’alibi perfetto e gridare al complotto. Complotto gridato addirittura dal direttore Lopez ai microfoni. Sembrava tutto irreale, invece…

Nel frattempo, Graziano Cesari dagli studi televisivi pontifica con la lucida imparzialità di chi – e non è certo un mistero – ha la bandiera del Grifone ben nascosta nell’armadio. E ci dispiace perché, tra i tanti pensionati del fischietto, di solito è il più saggio.

De Bruyne

De Rossi da Setùbal

Dall’altra parte, ci pensa Daniele Orsato a fare Giurisprudenza, ma questa volta ha perfettamente ragione lui: sale in cattedra e spiega con chiarezza che, per le nuove direttive, quei contatti di gioco non sono più fallo e non si fischiano più. Punto. Chi vuole il “calcio da contatto zero” si metta l’anima in pace e cambi sport. La bocciofila o il volley non aspettano altro. Ma tanto chi è Orsato? È solo il designatore arbitrale.

Vuoi mettere con Daniele De Rossi?

Lui, il condottiero romantico con venature socialiste, il martire della patria, l’idolo di mezza Italia per quel suo piglio schietto, sanguigno e da bar di periferia, si sta dimostrando l’allenatore più preparato e intelligente tra i reduci di quella leggendaria spedizione tedesca del 2006.

Ma fesso non lo è per niente. Anzi: in sala stampa De Rossi dimostra di aver studiato sui libri della scuola mourinhiana. Quella maestria dello Special One capace di incendiare gli animi a tal punto da far inseguire l’arbitro fin dentro l’aeroporto dai tifosi inferociti — robe da campetti di Terza Categoria degli anni ’60 — qui viene applicata nella sua versione moderna, ripulita ma altrettanto velenosa. La strategia è la stessa: parlare per ore e far discutere i quotidiani per giorni di un contatto del tutto normale, alzare la voce e spostare scientificamente i riflettori lontano dai suoi errori.

Orsato

Non ha parlato delle sue sostituzioni

Un capolavoro di distrazione di massa. Se infatti fai la voce grossa su un episodio veniale e sposti il focus sulla polemica arbitrale, nessuno in sala stampa ti chiederà conto dell’elefante nella stanza: la gestione completamente sballata dei cambi che ha regalato la partita al Napoli.

La realtà dei fatti, spogliata dalle scuse e dalle manovre diversive, è straordinariamente banale e impietosa: mentre dalla panchina si decideva di richiamare Östigard (malconcio) e Baldanzi depotenziando la squadra nei momenti decisivi e levando i due migliori uomini, dall’altra parte Allegri calava gli assi e buttava nella mischia i colpi del ko senza troppi complimenti. La lavagna tattica ha detto bocciato, il campo ha detto Napoli.

Ma tranquilli: in Italia una bella polemica arbitrale non si nega a nessuno. Salva la faccia, riempie i programmi del lunedì sera (con tanti ex calciatori in scia a De Rossi: ora il calcio inglese non lo vogliono più) e ci risparmia l’incomodo di dover parlare di calcio giocato. E guai a chi tocca Danielino: in fondo non è certo colpa sua se Vasquez sviene al primo solletico di KDB che la butta dentro e saluta.