Malen non l’aveva visto arrivare nessuno (tranne Gasperini)

Tatticamente non esisteva. È un anomalo, ricordate Mertens? In Premier faceva l'esterno. Gasperini lo aveva adocchiato. Prima di lui, solo Bergkamp aveva capito che era un centravanti e non solo un centravanti

Malen non l’aveva visto arrivare nessuno (tranne Gasperini)

As Roma 24/08/2026 - campionato di calcio serie A / Roma-Fiorentina / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: esultanza gol Donyell Malen

C’è gente che da stamattina è in fila in banca per accendersi un mutuo in crediti, tra le espressioni stranite dei funzionari. “Mi serve una linea di credito per prendere Donyell Malen all’asta”. Il fantacalcio è entrato in una bolla speculativa, è bastata la prima giornata: tripletta alla Fiorentina e azioni alle stelle. Hype, dicono quelli che ne sanno (e che cercano di dissimulare noncuranza per evitare ulteriori impennate di prezzo). L’attaccante totale-totalissimo (come le fritture di Felice Caccamo) che ha spaccato metà della scorsa Serie A, ha spaccato pure il campionato appena inaugurato. S’era interrotto solo per un Mondiale un po’ anonimo con l’Olanda. È tornato marziano a Roma, “nel prato del galoppatoio” direbbe Flaiano: l’Olimpico sempre esaurito. Ma è un Ufo che nessuno aveva indentificato prima dello scorso gennaio, e che molti ancora faticano a spiegarsi. Non l’avevamo visto arrivare, noi. Ma neppure loro – in Premier – l’avevano visto partire. Insomma, Malen è un caso tecnico-tattico ma anche una svista. Una congiuntura. Un ibrido multi-forma. (E una manna per i titolisti che possono sbizzarrirsi coi giochi di parole ogni volta che segna. E Malen segna ogni volta).

Malen tatticamente non esisteva

Malen è un esperimento. I feticisti dell’inquadramento tattico stanno svalvolando. Non è un’ala offensiva, è privo della fisicità del centravanti tradizionale (la vecchia storia di tanti Romario), alcuni lo archiviano come space striker, ma sarebbe comunque riduttivo. Tutta la sua efficacia si basa sulla manipolazione delle difese e l’occupazione famelica degli spazi vuoti. E come se aspirasse intere porzioni di campo. Questa consapevolezza tattica (tutta sua, peraltro) non è innata, ma è il frutto di un lungo percorso di maturazione, scriveva il Guardian che già nel 2025 cercava di approfondirne le radici calcistiche tra Ajax e PSV: “Da ragazzo, il suo istinto naturale era quello di abbassarsi per ricevere sempre il pallone tra i piedi, quasi volesse fare il trequartista. I suoi allenatori hanno dovuto destrutturarlo, insegnandogli ad aggredire la linea difensiva con tempismo e ad attaccare l’area di rigore, trasformando la sua incredibile velocità di base in pura efficienza offensiva”.

Una volta assimilata questa lezione, Malen ha sviluppato uno stile unico, teorizzato dall’analista olandese Kees van Hemmen. A differenza dei numeri 9 classici, che tendono a fare a sportellate con i difensori centrali per tenere la posizione di boa, l’obiettivo di Malen è eludere il duello fisico. Si allarga costantemente all’esterno dei centrali avversari, costringendoli a uscire dalla loro zona di comfort. Questo movimento perpetuo di elusione allunga la difesa e apre voragini nei mezzi spazi (sì esistono, a quanto pare), creando corsie preferenziali per i suoi tagli o per gli inserimenti dei centrocampisti.

Gasperini, roma Bologna-Roma 0-2

Il “Maverick” delle transizioni

Queste sofisticate letture posizionali trovano la loro massima esaltazione a campo aperto e nelle mai troppo citate “transizioni”. Il portale specializzato Breaking The Lines, analizzando la sua rinascita italiana, lo ha ribattezzato un “Maverick”, un “anticonformista”. “La sua interpretazione fluida del ruolo sta distruggendo i riferimenti delle difese della Serie A. Le mappe posizionali mostrano come la sua capacità di generare transizioni ultra-rapide, puntando i centrali avversari in isolamento, sia diventata l’arma tattica più letale della squadra”. “Invece di stazionare staticamente in area, Malen partecipa attivamente al link-up play e detta il passaggio nello stretto, per poi scattare in profondità, trasformando ogni pallone recuperato in una potenziale palla gol”.

Il Guardian la chiama intelligenza spaziale. Spaziale va bene anche come aggettivo. Perché Malen non è solo una pedina: esplode continuamente, come i tracchi prima della botta finale. Funziona per microcariche. E ci riesce perché possiede una tecnica da giocatore di strada. Il primo gol alla Fiorentina è un trailer delle sue capacità: controllo di palla da calcetto, controsenso, tempismo. Tacco, suola, scatto, potenza, dribbling, testa. Forse non sa usare il sifone in cucina, ma nemmeno di questo stiamo sicuri.

Lookman, tipo

Malen però aveva bisogno del giusto ecosistema per sbocciare definitivamente. E l’ha trovato da Gasperini. Lui l’ha messo lì di punta fin da subito. Il Guardian all’indomani del suo impatto devastante in A titolò “Who on earth have we just signed?”. Lo spazio, l’alieno: la metafora è sempre quella. “Gasperini ha spazzato via anni di equivoci tattici rifiutandosi di impiegarlo largo sulla fascia. E i risultati gli stanno dando ragione: i suoi movimenti continui hanno creato un’intesa telepatica con Paulo Dybala, trasformando l’intero fronte offensivo giallorosso”. Goal dedicò a questa metamorfosi un’analisi intitolata “The manager’s tactical masterstroke”, tracciando un parallelo con un altro “capolavoro” di Gasp: Ademola Lookman, “un ex esterno offensivo trasformato in una spietata macchina da gol”.

In realtà, andando a scavare un po’ si rintraccia in Dennis Bergkamp l’intuizione originale di spostarlo attaccante centrale nell’Under 13 dell’Ajax. E infatti già all’epoca segnava tantissimo. Solo che l’adolescenza è una condanna evolutiva, per alcuni: quelli attorno crescevano e a lui toccava allargarsi per questioni di stazza. Era una via già tracciata per logica, impossibile da rifiutare anche all’Arsenal. Lui ci girava attorno, rimbalzava nelle posizioni subalterne e poi quando veniva impiegato in emergenza da punta riprendeva a far gol. Ma erano statistiche strappate, da impostore del ruolo. Ve lo ricordate Mertens? Il Foglio ricorda che poi nell’aprile del 2019 Marc van Bommel, al PSV, perso ormai il campionato, passò al 4-4-2 e piazzò Malen seconda punta. Risultato: tre partite, due gol e un assist. Gasperini lo adocchiò agli Europei del 2021, da centravanti dell’Olanda e lo segnalò a Sartori, allora responsabile dell’Area tecnica dell’Atalanta. Il Borussia Dortmund lo comprò per 30 milioni. Hanno dovuto compiere un po’ di giri, i due, per ritrovarsi a Roma, dove notoriamente tutte le strade s’incrociano. Cinque anni dopo. Perché l’alieno che nessuno aveva visto arrivare, in realtà l’aveva visto arrivare Gasperini.