L’autunno caldo di Aurelio De Laurentiis (e domenica comincia il basket)
Tira una strana e assurda aria in città. L’uomo che ha vinto due scudetti e reso il Napoli grande, è percepito da una parte della tifoseria come un tappo per il futuro. La squadra zoppica. Stadio e centro sportivo sono fermi. Rapporti precari col Comune. E sullo sfondo la fantomatica offerta di due miliardi di euro legata al patron del Napoli Basket che ha fatto un grande mercato

Aurelio de Laurentiis owns Napoli during the friendly soccer match between Napoli and Casertana at Stadio Patini in Castel di Sangro, Italy, on August 4, 2025. (Photo by Ciro De Luca/NurPhoto) (Photo by Ciro De Luca / NurPhoto via AFP)
Tira una strana aria a Napoli attorno ad Aurelio De Laurentiis. Al punto che, come scritto, mentre viene premiato dalla stampa estera è costretto a chiudere i commenti sui suoi canali social per evitare il dilagare di insulti e di offese.
Non è la prima volta che accade. L’uomo – diciamolo – da queste parti è stato nella migliore delle ipotesi tollerato. È una distanza quasi antropologica. Il rapporto con il cosiddetto ambiente è sempre stato a dir poco conflittuale. Quasi lotitiano. E, come avviene per Lotito, anche in questo caso parliamo di un imprenditore molto in vista che per quasi venticinque anni ha operato in prima linea senza mai essere nemmeno sfiorato dalla Procura della Repubblica. In Italia è una caratteristica che quasi mai si sposa col consenso. Ma andiamo al tema.
Una contestazione ciclica, a ondate
Ogni qual volta De Laurentiis attraverso un periodo di difficoltà, il livello di tensione in città comincia a salire. Il canovaccio è più o meno sempre lo stesso. Malcontento a livello social. Diffusione della sensazione che il presidente sia al viale del tramonto. Tensioni con i gruppi organizzati. E una serie di pseudo-notizie destabilizzanti. Ai tempi di Benitez a Napoli convivemmo per qualche mese con la panzana mediatica della presenza di un emiro pronto ad acquistare il Napoli. Quattro anni fa venne data addirittura la notizia che il Napoli era stato venduto. È un fenomeno che potremmo definire a ondate.

Ora siamo in presenza di una nuova ondata. Il Napoli, nonostante venga da un primo e un secondo posto e negli ultimi quattro anni abbia vinto due scudetti, è percepito come se fosse in difficoltà. Anche finanziaria. Ha speso oltre 400 milioni nel biennio Conte e quest’estate ha sposato l’austerity. Zero calciomercato nonostante la rosa fosse anzianotta. Non c’è stato alcun ringiovanimento. Aggiungiamo la scelta di Allegri preferito a Italiano. A nostro avviso scelta giustissima. Ma il tecnico livornese è considerato un’altra scelta contro il futuro. È inviso al mainstream pallonaro e ha cominciato arrancando: sette punti in cinque partite. Italiano, invece, terzo in Turchia col Besiktas, viene coccolato dai media come se avesse vinto l’Europa League, anche se è la terza forza del campionato per valore della rosa.
È fermo su stadio e centro sportivo
Il vento che si respira in città è il seguente. Il Napoli di De Laurentiis è percepito da un discreto numero di persone come una forza che ha esaurito la sua spinta propulsiva. Che ha raggiunto il punto massimo di crescita. De Laurentiis negli anni ha incarnato la resistenza italiana più efficace al modello dei fondi e degli emiri. Ma il calcio è cambiato. E oggi lui si trova in grave ritardo su asset fondamentali, innanzitutto lo stadio (ma non solo). Il Calcio Napoli – spesso e giustamente preso ad esempio come modello aziendale – non riesce a crescere ulteriormente e il suo bilancio resta fortemente legato ai risultati. E in particolare al piazzamento Champions. Ovviamente il Napoli non cresce anche per limiti fisiologici (basta ad esempio confrontare i prezzi dei biglietti di Milano con quelli partenopei) ma questi sono aspetti tanto essenziali quanto ballerini nella memoria delle persone.
Aurelio De Laurentiis è senza dubbio il miglior presidente della storia del Napoli (non ce ne voglia Ferlaino). In ventidue anni, Adl non solo ha vinto due scudetti, ma ha portato squadra e club al vertice del calcio italiano con una costanza di rendimento mai neanche lontanamente avuta in passato. Il tutto senza Maradona. Senza Democrazia Cristiana. E senza Banco di Napoli. Ed è stato ugualmente contestato. Figuriamoci se e quando le cose andranno male. Allo stesso tempo, però, non è riuscito a consolidare il Napoli. Non ha realizzato né il centro sportivo né tantomeno lo stadio. E al di là delle parole – le ultime in occasione dell’incontro di ieri con la stampa estera – di novità concrete al momento non ce ne sono. E più annuncia a vuoto, più peggiora la situazione.

Il rapporto turbolento con la giunta Manfredi
Sullo sfondo, ma nemmeno tanto, c’è il rapporto a dir poco turbolento con l’amministrazione comunale del sindaco Manfredi (molto sottovalutato da Adl che è una vera e propria frana in politica). Il Comune ha presentato il progetto per la riqualificazione dello stadio Maradona, progetto cui De Laurentiis si è opposto a più riprese anche con fare sprezzante. Fatto sta che il ministro Abodi ha promosso il progetto e al momento Napoli è tra le favorite a diventare sede degli Europei del 2032. Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da dichiarazioni piuttosto acide, in particolare tra De Laurentiis e l’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza. Il quale, ricordiamolo, quando si insediò – nel 2021 –, dedicò la sua prima dichiarazione a una delle tante dispute tra tifo organizzato e Calcio Napoli. E si schierò in difesa dei tifosi: “Senza tifo organizzato non ha senso andare al Maradona, infatti non ci sto andando. (…) Lo stadio senza curve è un mortorio” eccetera eccetera.
Il pericolo viene dal basket
A tutto questo va aggiunto un tassello che a nostro avviso De Laurentiis sottovaluta. Ossia l’imminente prossima stagione del Napoli Basket. Il club, guidato dall’italoamericano Matt Rizzetta, ha chiuso una campagna acquisti straordinaria (nel basket costa decisamente meno) e si candida a essere protagonista del campionato che comincerà questo fine settimana. C’è molta attesa in città per il campionato del Napoli Basket. Anche perché Rizzetta è l’uomo attorno a cui ha preso piede la notizia di una mega offerta di investitori americani che sarebbero stati pronti a sborsare due miliardi di euro (cifra fantascientificamente fuori mercato) per l’acquisto del Napoli. Ufficialmente Rizzetta non ha mai detto nulla di succoso (“è stato un sondaggio non una trattativa”). De Laurentiis lo definì “un personaggio dei miei film e ho detto tutto”. Rizzetta ci sa fare. Ha sempre saputo negare con la giusta dose di allusione. E la percezione che lo accompagna è che sia un portatore sano di due miliardi di euro e che – soprattutto – sia la chiave per far arrivare a Napoli investitori in grado di assicurare al club un futuro radioso. Aggiungiamo che tra il Comune di Napoli e Rizzetta i rapporti sono ottimi, contraddistinti da dichiarazioni che l’Harvey Keitel di Pulp Fiction avrebbe stoppato con la frase: “Non è ancora il momento di farci i pompini a vicenda”.

In soldoni, è come se oggi De Laurentiis fosse percepito come un tappo, un ostacolo al new deal che assicurerebbe al club una vita da Real Madrid. Che sia vero o no, è poco importante. La percezione è questa. A cui va aggiunta la realtà del Napoli Calcio in difficoltà in quest’inizio di campionato, in contrapposizione al Napoli Basket che invece comincia la stagione con i migliori auspici.
Poi, c’è la realtà. Quasi ogni anno De Laurentiis è dato più o meno per finito. Dall’addio di Mazzarri all’arrivo di Sarri. Nell’estate che condusse al terzo scudetto, fu oggetto di una feroce contestazione al grido di “A16, vattene e Bari” e a Dimaro non si fece mai vedere in giro. E finì come finì. Un copione che si ripete spesso, potremmo definirla la contestazione della marmotta. Quest’anno c’è qualche variante in più. L’autunno si annuncia caldo. Fin qui, alla fine a ridere è stato sempre De Laurentiis. Vedremo.