Gattuso l’uomo che si intesta gli scudetti degli altri: ma lui non era quello che preferiva Demme a Lobotka?
In preda ad un revisionismo agonistico, Gattuso si sta intestando di tutto, gli scudetti di Milan e del Napoli di Spalletti. Gli archeologi hanno rivenuto tracce di Gattuso anche nel Verona di Bagnoli e nel grande Milan di Sacchi. Corriamo a giocarci l'Italia vincente ai prossimi Mondiali

Italy's headcoach Gennaro Gattuso hugs Italy's forward #15 Francesco Pio Esposito and Italy's midfielder #14 Niccolo Pisilli after winning the play-off FIFA World Cup 2026 European qualification semi-final football match between Italy and North Ireland at the Gewiss stadium in Bergamo, on March 26, 2026. Stefano RELLANDINI / AFP
Ecco dov’era. Sotto i nostri occhi abbagliati di bambini investiti dalla gioia del primo scudetto. Solo che non sapevamo cosa guardare. Osservate bene questa foto.

Rino Ottavio Gattuso Bianchi
Ottavio Bianchi era in realtà solo uno pseudonimo di Rino Gattuso. Ha dovuto tradirsi, mister Gattuso, quando l’altra sera, impossibilitato a placarsi, s’è infine svelato a tutti: “La mia storia da allenatore dice una cosa. lo vado via dal Milan e vincono il campionato, ho lasciato mentalità e cultura del lavoro. Vado via dal Napoli e vincono il campionato, non è un caso perché io vivo per questo”. Lotito ha preso nota: licenziare Gattuso = scudetto.
Gattuso si intesta cose
Forse v’è scappato, ma con la Lazio che vola in classifica Gattuso ha preso ad intestarsi scudetti altrui, a propagare il mito di se stesso oltre il tempo e lo spazio e i turbamenti delle correnti gravitazionali. Incurante del sottotesto – per vincere qualcosa basta cacciarlo – sta post-producendo il suo curriculum. Un revisionismo agonistico che brucia e consuma la realtà, la rumina, la riformula. La carriera di Gattuso è come il 1985 alternativo di Ritorno al Futuro 2, in cui Biff Tannen è padrone di tutto e Lobotka l’ha riesumato Gattuso dalla panchina, mica Spalletti. L’uomo che a Lobotka preferiva Demme è contemporaneo, ha fiutato il momento storico: vale tutto. E’ trumpismo puro.
E’ come se il secondo posto della Lazio, la rarefazione dell’aria in vetta, la mancanza d’ossigeno, avessero slatentizzato (che affascinante verbo medico, slatentizzare) la sua egomania. Mai del tutto sopita, peraltro: la teneva lì a pippiare come i ragù delle domeniche che non si fanno più.
A questo punto ci tocca ravanare nel nostro archivio da hater e andare a ripescare un’intervista che rese da disoccupato al Messaggero, si era nel 2021. Gattuso pretendeva per sé l’etichetta di tecnico “top”. In quella Serie A avrebbero allenato Mourinho, Allegri, Sarri, Spalletti e Inzaghi. E lui no. Onta. “In A c’è il top – disse – Dovevo esserci anch’io”. E preannunciava che Spalletti al Napoli “continuerà il mio lavoro con il 4-2-3-1. È già avanti, insomma…”. Lo vedete il filo teso, invisibile finora, che lo lega al destino odierno? “Vado via dal Napoli e vincono il campionato”. Per merito suo. L’aveva pre-detto, fu messo agli atti. Lui semina, gli altri raccolgono. Ma mo basta: mo s’arripiglia’ tutt’ chell che è ‘o sujo’
L’Italia vincerà i prossimi Mondiali
Ci fermiamo perché abbiamo timore di rintracciarlo in qualche sbiadita foto a Verona, alle spalle di Bagnoli che suggerisce a Galderisi come saltare i difensori. O riflesso in uno specchio, lì in un angolo, nello spogliatoio del Milan di Sacchi, che spiega a Baresi la tattica del fuorigioco. Chissà quante e quali tracce di Gattuso l’archeologia pallonara non ha ancora disseppellito. Per fortuna ora ha un pulpito piantato nel presente, nella Capitale. Se dopo 10 punti in 4 giornate è già alla fase “ringrazio Maradona e i Talking Heads”, non vediamo l’ora di scoprire cosa ci aspetta con un’eventuale Lazio capolista a Natale (“Ho progettato io la perestrojka, quando Gorbaciov allenava la Primavera dello Spartak”). Intanto andiamo a giocarci l’Italia che vince i prossimi Mondiali. Grazie a Gattuso.