Antonio Conte incombe dalla sua Gotham: appena una panchina scricchiola, la Contecaverna si prepara

Dal suo rifugio osserva tutto. Il suo nome è il terrore di tutti gli allenatori in crisi, a partire da Spalletti. È il nuovo Don't Look up, il meteorite che sta per abbattersi sul calcio

Antonio Conte incombe dalla sua Gotham: appena una panchina scricchiola, la Contecaverna si prepara

Da qualche parte, probabilmente sotto una montagna, c’è una stanza segreta. La Contecaverna. Nessuno sa dove sia. Alcuni dicono Londra. Altri Torino. Qualcuno sostiene che sia nascosta sotto un autogrill sull’Autosole. Dentro, immerso in una penombra densa come il Das, traspare in controluce – di tanto in tanto – il riflesso di Antonio Conte. Seduto su una poltrona enorme in pelle umana, con le braccia conserte e lo sguardo fisso davanti a sé. Indossa una tuta nera. Davanti a lui, un videowall di 30 metri dal quale osserva tutto il calcio europeo.

Conte vi osserva

Carrick perde il derby con il City. Conte guarda.
Allegri perde tre partite di fila. Conte scruta.
Spalletti perde al 95′ col Sassuolo perché aveva detto alla Juve di provare a vincerla. Conte, lentamente, si sistema sulla poltrona. “Interessante…”.

Accanto a lui, in secondo piano, c’è il maggiordomo. Al secolo Tommaso Starace, ora si fa chiamare Alfred. Impeccabile, gli porge il caffè in una tazza di porcellana. Conte scrolla la testa.
“Mister, desidera un tè?”. “No”.
“Una tisana?”. “No”.
“Un rapporto sui movimenti della difesa del Borussia?”. “Portami la classifica”.

Conte prende una matita rossa. Non scrive niente. La posa. Alfred impallidisce. Sa che quello è il segnale.

Conte

“Conte è libero”

Intanto, in un ufficio di un club, un allenatore viene convocato d’urgenza.
“Mister, siamo molto soddisfatti del suo lavoro”. “Grazie”.
“Davvero”. “Bene”.
“Però…”. Però?!”
Il presidente è alla finestra, una luce trapassa la tapparella e gli trafigge lo sguardo puntato all’orizzonte.
“Conte è libero”.
L’allenatore deglutisce. “Sì, ma…”.
“È libero”. “Ho capito”.
“Conte”. “Ho capito!”.
L’allenatore da quel momento non dorme più. Ogni mattina arriva al centro sportivo e trova sulla scrivania un foglietto. C’è scritto soltanto: CONTE. È il nuovo metodo motivazionale del calcio europeo. Peggio: un fantasma occupazionale. Conte incombe.

Il pipistrello che aleggia sul calcio europeo

Conte non è più semplicemente un allenatore senza panchina. È una presenza. Un concetto. Una eventualità che aleggia sopra i campionati come un pipistrello sopra Gotham. E’ un titolo a scatto fisso, una scorciatoia della tastiera in redazione – F4: Conte. Uno strumento di pressione, un tranello psicologico, un’arma a doppio taglio che non bisogna dell’arrotino. Lo usano e probabilmente a lui non spiace. Perché il bello della disoccupazione, quando sei Antonio Conte, è che non devi fare assolutamente niente. Solo gravare sugli altri, come la cometa di Don’t look up. In attesa che qualcuno ceda.

“E’ Antonio Conte quello? E perché sta venendo verso di noi?!”

Quando Spalletti ha strabuzzato gli occhi in diretta su Sky intimando all’inviato di “non piangere” ancor prima che gli facesse la domanda sul suicidio tattico a Sassuolo, la matita rossa di Conte è caduta in terra. Alfred Starace s’è chinato a raccoglierla, con cautela.
“Vuole che prepari la macchina?”
Conte ha scosso la testa. “No”.
“Allora cosa facciamo?”
Conte ha guardato la città, qualsiasi essa sia.
“Aspettiamo”.