Perché Zeballos e non un big? La logica “sartoriale” del Napoli: pesa più lo stipendio del cartellino

Il talento argentino del Boca è una scommessa low-cost per fare l'alternativa sulle fasce. La chiave non è quanto costa il cartellino, ma quanto grava sul monte-ingaggi: un rincalzo che guadagna da rincalzo.

Perché Zeballos e non un big? La logica “sartoriale” del Napoli: pesa più lo stipendio del cartellino

Screenshot da YouTube

La domanda che agita i tifosi è sempre la stessa, e ce la siamo posta anche noi: ma chi è Zeballos, e perché dovrebbe prenderlo il Napoli?. Parliamo di un esterno di 24 anni, spesso frenato dagli infortuni, poco prolifico sotto porta e che alla sua età gioca ancora in patria, in Argentina. Le perplessità sono più che comprensibili. Ma la risposta, a ben vedere, non riguarda tanto il giocatore quanto una precisa filosofia di bilancio che il club sta applicando all’intero mercato estivo.

Zeballos al Napoli: conta lo stipendio, non il prezzo del cartellino

Il disegno di Manna e De Laurentiis è lineare. Zeballos è in scadenza, è già fuori dai piani del Boca e per questo rappresenta un’opportunità: servirebbero al massimo 8-9 milioni per il cartellino, con l’obiettivo di riempire la casella del vice sulle corsie offensive, dove i titolari restano Neres e Alisson. Il vero punto, però, è un altro: l’ingaggio. All’argentino andrebbe uno stipendio da comprimario, attorno a 1,3 milioni per quattro anni. Ed è esattamente ciò che serve a un club impegnato ad alleggerire il monte-ingaggi. Meglio una scommessa poco onerosa, sia sul prezzo sia sul salario, che un esterno pagato profumatamente e retribuito come un titolare. È un mercato cucito addosso al bilancio, tassello dopo tassello. E la componente scommessa resta: come il tanto contestato Alisson, arrivato tra lo scetticismo e poi rivelatosi utile, Zeballos può esplodere o deludere. Ma nel secondo caso l’esborso sarebbe minimo.

Il contro-esempio si chiama Lang

Il rovescio di questa filosofia ha un nome e un cognome: Noa Lang, il pupillo di De Laurentiis. Un investimento vicino ai 30 milioni, 27 anni, e un ingaggio che è il doppio di quello previsto per l’argentino — circa 2,5 milioni — a fronte di un rendimento da comprimario e di una prima stagione deludente. In pratica un profilo che incide sul monte-ingaggi come un big, senza però offrire garanzie da titolare. Del resto lo scetticismo attorno a lui non è nuovo: già a febbraio l’ex nutrizionista azzurro lo aveva dipinto come “un ragazzino viziato, mai concentrato in allenamento”. Con Allegri può sempre scattare la scintilla, per carità. Ma nell’aritmetica del club uno stipendio del genere, per un’alternativa, è un lusso difficile da giustificare.

Stesso film tra i pali

Il medesimo criterio governa anche la porta. Milinkovic-Savic è finito sul mercato non per demeriti tecnici — la qualità non è in discussione — ma perché percepisce 2,5 milioni, gli stessi di Meret, destinato a essere il titolare di Allegri. Se il secondo portiere guadagna quanto il primo, i conti non tornano. Ecco allora che il Napoli si orienta su un vice meno costoso come Falcone del Lecce — o su Kovar del Psv — entrambi con richieste d’ingaggio inferiori. La sequenza è sempre quella: prima si cede chi guadagna troppo per il ruolo che ricopre, poi si acquista low-cost per completare l’organico. Zeballos è il simbolo perfetto di questa strategia: non un colpo da prima pagina, ma un tassello tagliato su misura del bilancio. Poi, come sempre, sarà il campo a stabilire se la scommessa valeva la pena. Un profilo, per intenderci, che si può inquadrare anche dai numeri della sua scheda statistica.