Causio e la stoccata a Infantino: “Non ha invitato nessun campione dell’82, forse perché è interista”

A 44 anni esatti dalla notte di Madrid, Franco Causio parla al CorSera e mescola la commozione alla polemica: una preghiera quotidiana per Scirea, Rossi e Bearzot, l'affondo su un'Italia senza più tecnica di base e un'accusa diretta al presidente della FIFA.

Causio e la stoccata a Infantino: “Non ha invitato nessun campione dell’82, forse perché è interista”

Franco Causio during the press conference for the presentation of the film "Il Viaggio degli Eroi", at the Casa del Cinema, 15th June 2022, Rome, Italy. (Photo by (c) Giulio Paravani/SportReporter/LiveMedia/NurPhoto) (Photo by (c) Giulio Paravani/SportReporte / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

Il duello a distanza tra Causio e Infantino è la parte più pungente di una lunga intervista al Corriere della Sera, uscita a ridosso dell’11 luglio: quarantaquattro anni fa, in quella data, l’Italia batteva 3-1 la Germania nella finale del Mundial spagnolo. Ma prima della polemica c’è la fede e c’è il ricordo. “Dico tutti i giorni una preghiera per Gaetano, Paolo ed Enzo”, racconta l’ex ala, oggi 77enne. “Sono molto religioso e penso sempre a loro tre, uomini, amici, calciatori straordinari”. Sono Gaetano Scirea, Paolo Rossi ed Enzo Bearzot: il libero, l’attaccante e il ct di quella Nazionale, tutti scomparsi troppo presto.

La longevità: “Solo i portieri resistevano, come Zoff”

Causio, in quel Mondiale, venne impiegato due volte, compresi gli ultimi scampoli della finale vinta a Madrid. Ala pura ma anche mezzala di straordinaria fantasia, considerato dalla critica il calciatore più brasiliano della nostra serie A (la sua seconda moglie ha origini verdeoro), è stato un esempio di rara longevità: quando i colleghi appendevano le scarpette al chiodo appena passati i trent’anni, lui andò avanti fino a 39 primavere nella Triestina.

Alla mia epoca soltanto i portieri resistevano così a lungo, come dimostrò Dino Zoff proprio al Mundial spagnolo. Il mio fisico reggeva bene. Non avevo vizi, curavo l’alimentazione. Ci si allenava al massimo due ore al giorno. Oggi gli atleti sono monitorati 24 ore su 24, compreso quando dormono. Hanno imparato ad allungarsi la carriera. Per loro, insomma, è decisamente più facile rispetto ai miei tempi”.

Il ragazzino di Lecce e l’ape carica di bombole

C’è spazio anche per il bambino che è stato, nel centro storico di Lecce. “Mio padre mi accompagnava a scuola con la motoretta ape carica delle bombole a gas che poi avrebbe venduto. Abitavo nel centro storico che allora era piuttosto derelitto, vicino alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, chiamata anche delle Alcantarine”. Poi il salto verso Nord: “Mi ricordo che arrivai a Torino che ero proprio un ragazzino inesperto, andai a vivere al convitto dove abitavano le promesse bianconere. Ero evidentemente un predestinato a vestire la maglia bianconera visto che la prima società per cui giocai si chiamava La Juventina”.

L’Italia fuori dal Mondiale: “Manca la tecnica di base”

Sul nodo di un’Italia ancora una volta a guardare il Mondiale in tv, Causio non usa giri di parole. “La causa è semplice: non c’è materia prima buona, e mancano sia maestri di calcio che centri federali. Se fossi in Giovanni Malagò, il nuovo presidente della Figc, creerei subito centri federali nelle varie fasce in cui si suddivide il Paese, affidandoli a ex calciatori affinché, dopo avere frequentato un corso per allenatori, insegnino a giocare, cominciando dai fondamentali, dal modo in cui si stoppa un pallone. La lacuna della tecnica di base adesso è straripante”.

Non sarà nostalgia da ex? Lui respinge l’accusa: “No, i risultati dell’Italia sono evidenti. Sicuramente provo nostalgia per tante cose e persone, e ovviamente viviamo un nuovo millennio”. Poi il paragone con la sua epoca: “Ai miei tempi c’eravamo io, Bruno Conti, Claudio Sala a contenderci i migliori apprezzamenti nel nostro ruolo. I ragazzi di oggi non possono sapere chi era Heriberto Herrera, con il quale ho esordito. Certi allenamenti erano esibizioni di tecnica così sopraffina che restavi incantato a guardare i tuoi compagni. Il pallone viaggiava che era una delizia”. E la stoccata finale, che è anche un dato: “Come può, inoltre, questa Nazionale qualificarsi al Mondiale, se poi nella serie A giocano per oltre il 70% atleti stranieri?”.

Il Mondiale “della pubblicità” e la stoccata a Infantino

Questo Mondiale, prevedibilmente, non lo entusiasma. “Oddio, mi sembra a quattro tempi. Dopo 22 minuti si fermano per dissetarsi, godono di quella pausa, l’hydratation break, una specie di riposino che ai miei tempi nemmeno ci sognavamo. Mi pare il Mondiale della pubblicità più che del calcio. Più che i gesti atletici conta monetizzare: è sconcertante“. Colpa di Infantino? Qui l’affondo diventa personale, e chiama in causa proprio la gestione del numero uno della FIFA: “Infantino non ha invitato alcun campione italiano del 1982. Forse perché è interista e in quella squadra c’erano tanti bianconeri”.

Chiude con due immagini che sanno di un’altra epoca. Il ricordo del presidente della Juve: “L’avvocato Agnelli. Si fermava sempre a parlare con me, ma non rivelerò mai cosa ci dicevamo io e lui in privato”. E una confessione che profuma d’attualità: bravo anche a tennis, “ero davvero bravo. Rinascessi, magari mi darei allo sport di Sinner”.