Le coccinelle, il “consiglio dei saggi” e 18 gare da imbattuto: come Rudi Garcia ha resuscitato il Belgio
Superstizione a parte, la sua rinascita del Belgio è tutta di sostanza, scrive El Mundo: veterani gestiti col guanto di velluto, giovani lanciati, tregua imposta nello spogliatoio. E ora un quarto di finale contro la Spagna.

Belgium's head coach Rudi Garcia pictured during a press conference of Belgian national soccer team Red Devils to announce the selection for the 2026 FIFA World Cup, at the Proximus Basecamp in Tubize, on Friday 15 May 2026. The 2026 FIFA World Cup will take place in the United States, Mexico, and Canada from 11/06 to 19/07. BELGA PHOTO EMILE WINDAL (Photo by EMILE WINDAL / BELGA MAG / Belga via AFP)
La storia di Rudi Garcia e del suo Belgio comincia con una coccinella. Come racconta El Mundo, prima della sfida col Senegal la federazione belga aveva organizzato un incontro riservato tra il tecnico e alcuni giornalisti. A un certo punto Garcia — nato a Nemours ma di origini spagnole, di Garrucha, in provincia di Almería, dove passa ancora qualche giornata d’estate — ha notato l’insetto sul tavolo: “Le coccinelle portano fortuna, signori. La porto in terrazza”. Chi crede negli auspici dirà che aveva ragione: il Belgio è passato agli ottavi grazie a un rigore contestatissimo trasformato da Tielemans all’ultimo minuto di recupero, con Garcia che non voleva nemmeno guardare. Poi la vittoria sugli Stati Uniti, malgrado Donald Trump e le sue manovre con la FIFA. E adesso i quarti contro la Spagna.
Rudi Garcia e il Belgio da ricostruire dopo il disastro del Qatar
Non era un incarico facile. Dalla semifinale in Russia con la Generazione d’Oro all’eliminazione nel girone del Qatar, il Belgio si era sfaldato tra liti ai vertici (fino alle dimissioni di Courtois), l’addio di Roberto Martínez nel dicembre 2022 e la deludente parentesi di Domenico Tedesco, chiusa con l’uscita agli ottavi dell’Europeo per un autogol di Vertonghen all’85’. Rapporti incrinati e mai ricuciti. In questo cantiere si è infilato Garcia, senza esperienza in nazionale, dopo una breve parentesi al Napoli e il flop all’Al Nassr, dove aver criticato aspramente Cristiano Ronaldo per un’occasione sbagliata gli era costato una rivolta dello spogliatoio e il posto.
Non un curriculum banale, comunque: Garcia è uno dei soli quattro allenatori ad aver incrinato il dominio del Psg in Ligue 1 negli ultimi quindici anni, con il Lille del 2011 — scudetto e coppa di Francia, un gioco così bello (c’era l’Eden Hazard dei giorni migliori) da valere il soprannome di “Barça del Nord”. Poi Roma, Marsiglia (finale di Europa League persa nel 2018 con l’Atlético), Lione: sempre risultati dignitosi, mai più un titolo.
Il “consiglio dei saggi” e i veterani in panchina
La sua ricostruzione è partita da un rinnovamento generazionale gestito con intelligenza politica. Garcia ha dovuto convincere i big di essere ancora importanti, ma anche che il futuro non passava più solo da loro. Per aprire il palcoscenico a Mechele, Raskin, Lukebakio, De Ketelaere e Diego Moreira, ha inventato un “consiglio dei saggi”: ascolta Courtois, De Bruyne, Lukaku, Meunier e Witsel, senza però rinunciare a spedirne più d’uno in panchina. “Rudi spiega le ragioni per cui ogni giocatore ha un ruolo”, ha svelato Tielemans. “Bisogna essere onesti e trasparenti”, ammette il ct. Ed è per questo che persino De Bruyne e Lukaku hanno accettato di entrare a gara in corso in alcune partite chiave.
Il francese è riuscito a imporre una tregua e a smussare tensioni antiche, come quella tra Tielemans e Trossard, esplosa in campo contro il Senegal. Lui non si è scomposto: “I giocatori hanno il diritto di non essere d’accordo. Non so perché litigassero, ma mi piace: serve questo spirito battagliero. Quando ho preso la squadra 18 mesi fa pensavo fossero bravissimi col pallone ma poco aggressivi”. Gesti di umanità compresi: ha concesso a Doku di volare a Londra durante il girone per la nascita del figlio, e ha lasciato che il gruppo esprimesse il proprio disappunto per la squalifica revocata a Balogun.
“Tenete d’occhio il Belgio”
In patria è diventato virale uno slogan che fotografa questa marcia silenziosa: “Tenete d’occhio il Belgio”. Perché la squadra è imbattuta da 18 partite: da quando Garcia ha esordito con un ko per 3-1 con l’Ucraina non ha più perso, 12 vittorie e 6 pareggi, comprese tre affermazioni di fila negli Usa (5-1 alla Nuova Zelanda, 3-2 al Senegal, 4-1 agli Stati Uniti di Pochettino) con 12 gol in tre gare. Non male, per un tecnico che appena diciotto mesi fa in Belgio davano già per fallito. La coccinella, forse, ha fatto la sua parte. Ma il resto è lavoro.