Dopo USA-Belgio Balogun va a parlare con Rudi Garcia, che lo scagiona: “Non è colpa sua, non è lui quello da biasimare”

La partita più avvelenata degli ottavi finisce con un'immagine inattesa: dopo il 4-1 che elimina gli Stati Uniti, Folarin Balogun raggiunge il ct belga che alla vigilia ne aveva contestato la presenza. Non per litigare, ma per parlargli. E Garcia, in conferenza, chiarisce che il problema non è mai stato il giocatore, ma la FIFA e le ingerenze di Trump.

Dopo USA-Belgio Balogun va a parlare con Rudi Garcia, che lo scagiona: “Non è colpa sua, non è lui quello da biasimare”

Ps Los Angeles (Stati Uniti) 21/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Belgio-Iran / foto Psnewz/Image Sport nella foto: Rudi Garcia

Un finale di partita che nessuno si aspettava: Balogun va da Garcia. Dopo Stati Uniti-Belgio, vinta 4-1 dai Diavoli Rossi, l’attaccante americano — cuore del caso della squalifica sospesa dalla FIFA — è andato proprio dal commissario tecnico belga che alla vigilia lo aveva pubblicamente contestato. A raccontarlo è stato lo stesso Garcia in conferenza stampa dopo la qualificazione ai quarti, come riportato da Sky Sport.

Le parole di Garcia su Balogun: “Non è colpa sua”

“È venuto a parlarmi. Mi è piaciuto molto. Non è colpa sua, non è lui quello da biasimare. È quello che gli ho detto”, ha raccontato il tecnico. Un chiarimento che separa nettamente il giocatore dal caso: il bersaglio delle sue critiche era la gestione della FIFA e le pressioni del presidente americano Donald Trump, non il calciatore. Un cambio di tono rispetto alla vigilia, quando Garcia era stato durissimo, bollando la decisione come un “pesce d’aprile”. Il ct ha anche negato di aver usato il caso per caricare la squadra: “Quello che contava davvero era il nostro piano partita”.

Balogun

 

Il caso, in breve: rosso “congelato” e bufera

Balogun era stato espulso contro la Bosnia e avrebbe dovuto saltare l’ottavo. La FIFA, però, ha sospeso l’esecuzione della squalifica richiamando l’articolo 27 del Codice disciplinare: il rosso è rimasto, ma la giornata di stop è stata congelata per un anno di prova, così Pochettino ha potuto schierarlo titolare. Una decisione che ha scatenato una bufera: la federazione belga si era detta “sconvolta e il caso si era allargato alla politica, con la telefonata tra la Casa Bianca e la FIFA poi confermata dallo stesso Trump — mentre Infantino rivendicava l’indipendenza degli organi disciplinari.

In campo decide il Belgio: Balogun poco incisivo

Lukaku giocatore del Belgio esulta

Alla fine, però, ha parlato il campo. Balogun non è riuscito a incidere: ha procurato la punizione da cui è nato il momentaneo gol statunitense di Malik Tillman, ma il Belgio ha dominato con la doppietta di De Ketelaere e le reti di Vanaken e Lukaku, che è entrato, ha segnato e ha esultato con la “Trump dance”. Gli Stati Uniti sono usciti dal Mondiale, il Belgio ha trasformato la polemica in una notte di qualificazione. E a caso chiuso resta l’immagine più umana: quella di Balogun che, uscito sconfitto, va a stringere la mano all’uomo che l’aveva difeso senza saperlo — perché, come ha ribadito Garcia, la colpa non è mai stata sua.