L’Inghilterra e la paura dell’Azteca: lo stadio di Maradona, l’altitudine e un Messico che parte già 1-0
Nell'ottavo di finale contro i padroni di casa, i Tre Leoni tornano nello stadio del trauma del 1986. Ma stavolta il fantasma non è Maradona: è la quota, 2240 metri, la più alta del torneo. Dove il Messico non ha mai perso da organizzatore e dove, secondo la scienza, l'altitudine vale già un vantaggio di un gol.

Argentinian forward Diego Armando Maradona (3rd L) runs past English defender Terry Butcher (L) on his way to dribbling goalkeeper Peter Shilton (R) and scoring his second goal, or goal of the century, during the World Cup quarterfinal soccer match between Argentina and England on June 22, 1986 in Mexico City. Argentina advanced to the semifinals with a 2-1 victory. (Photo by AFP)
Dopo aver superato con grande fatica lo scoglio Repubblica Democratica del Congo — battuta 2-1 grazie alla doppietta di Kane — l’Inghilterra affronta ora l’ottavo di finale contro i padroni di casa del Messico. E lo fa in un posto che le ha già lasciato cicatrici profonde: lo stadio Azteca. Per una volta, però, ad attendere i Tre Leoni non c’è l’Argentina — un incrocio con i campioni in carica sarebbe possibile solo in semifinale — ma proprio il Messico.
L’Inghilterra giocherà all’Azteca: lo stadio dei due gol subiti contro l’Argentina nel 1986. Occhio anche all’altitudine
All’Azteca, nel quarto di finale del Mondiale 1986, Maradona piegò l’Inghilterra con due gol entrati nella storia: prima la “Mano de Dios”, poi il “gol del secolo”.

Una ferita che a distanza di quarant’anni fa ancora male. E i numeri dello stadio non aiutano: da organizzatore, il Messico all’Azteca **non ha mai perso** — undici partite, nove vittorie e due pareggi, di cui nove senza subire gol. Non a caso, quando gioca in casa, il Messico gioca per molto più della gloria. Curiosità: le due eliminazioni messicane ai quarti (1970 e 1986) non arrivarono all’Azteca, ma a Toluca e Monterrey.
L’altitudine dell’Azteca: 2240 metri, e un Messico che parte 1-0
L’ostacolo più insidioso, però, è l’altitudine: 2240 metri, che fanno dell’Azteca lo stadio più in alto dell’intero Mondiale. La quota incide su due aspetti: la respirazione dei giocatori e la traiettoria del pallone, che viaggia più veloce e più teso. La percentuale di ossigeno nell’aria resta costante (circa il 21%), ma l’aria più rarefatta fa sì che a ogni respiro ne arrivi molto meno: all’Azteca appena il 76,2% dell’ossigeno rispetto al livello del mare. Gli inglesi, che in patria giocano in media a 55 metri sul mare, partono svantaggiati; i messicani, abituati alla quota, no. C’è pure un dato che lo quantifica, riportato dalla Süddeutsche Zeitung: analizzando 1460 partite internazionali in Sudamerica, per ogni 1000 metri di dislivello la differenza reti attesa cresce di circa 0,5 gol a favore della squadra adattata all’altura. Tradotto: il Messico parte virtualmente da un **1-0**. Un tema noto in Italia, se si pensa a come Cannavaro, col fantasma del 2010, ha preparato l’Uzbekistan all’Azteca.
I timori di Tuchel e la paura di non dormire la notte precedente alla gara
Thomas Tuchel, ct tedesco dell’Inghilterra, ha già messo le mani avanti: i suoi hanno un enorme svantaggio rispetto ai messicani, che in questo torneo hanno disputato tutte e quattro le partite a Città del Messico, e adattarsi alla quota in così poco tempo è quasi impossibile. Gli esperti consigliano di arrivare dieci giorni prima a un’altitudine simile; se non è possibile, l’opposto: arrivare il più tardi possibile.

L’Inghilterra non ha potuto fare né l’uno né l’altro — il calendario ha impedito l’anticipo, e dagli ottavi la FIFA obbliga le squadre ad allenarsi nello stadio del match. Così i Tre Leoni, che con Tuchel hanno fatto della panchina e dei “finisher” un’arma, sono arrivati due giorni prima. Due notti in città, però, portano un altro rischio, già vissuto dall’Ecuador prima della sua sfida al Messico: i tifosi di casa che fanno rumore sotto l’albergo per rovinare il sonno agli avversari. Per questo l’Inghilterra tiene segreto l’hotel e lo staff ha già suggerito ai giocatori tappi per le orecchie, mascherine per gli occhi e, all’occorrenza, generatori di “rumore bianco”. Un solo dato, intanto, gioca a favore dei Tre Leoni: il valore della loro rosa è sette volte quello del Messico. Ma a 2240 metri, come si sa, non sempre basta.