Cannavaro e il fantasma del 2010: “Il peggior Mondiale”, così ha preparato l’Uzbekistan all’Azteca
All'esordio da ct contro la Colombia, il napoletano sfida i 2.240 metri dell'Azteca. E per non ripetere il disastro del 2010 in Sudafrica — "il peggior Mondiale" da giocatore — ha stravolto l'avvicinamento alla gara: niente lungo ritiro in quota.

Ar Udine 25/04/2024 - campionato di calcio serie A / Udinese-Roma / foto Andrea Rigano/Image Sport nella foto: Fabio Cannavaro
C’è un pezzo di Napoli sulla panchina dell’Uzbekistan, e si porta dietro un ricordo che brucia. Cannavaro debutta da commissario tecnico ai Mondiali contro la Colombia nel glorioso Stadio Azteca di Città del Messico, a 2.240 metri d’altitudine: aria rarefatta, meno ossigeno, prestazioni condizionate. Una variabile che il napoletano conosce fin troppo bene, perché lo ha già scottato da capitano azzurro.
Il fantasma del 2010: “Il peggior Mondiale”
L’altura, per Cannavaro, è un fantasma con una data: Sudafrica 2010. “Ho avuto la fortuna di giocare un Mondiale in Sudafrica”, ha ricordato in conferenza stampa. “Siamo andati con l’Italia in una località montuosa per 25 giorni. Alla fine, credo sia stato il peggior Mondiale che abbiamo mai disputato con la nazionale italiana”. Non è un’esagerazione: quell’Italia campione del mondo in carica uscì alla fase a gironi con appena 2 punti, i pareggi con Paraguay e Nuova Zelanda e il ko contro la Slovacchia. Un trauma che l’ex Pallone d’Oro non vuole rivivere, stavolta da allenatore.
“AL FINAL HEMOS DECIDIDO VENIR AQUÍ, DE ÚLTIMA HORA” 🇺🇿
Fabio Cannavaro sobre la participación de Uzbekistán en #LaCopaxFSMX y su debut ante Colombia
“Mañana, cuando empiece el partido, yo acabo mi trabajo, luego comienza el de ellos (los jugadores)”
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— FOX Sports MX (@FOXSportsMX) June 17, 2026
Come ha preparato l’Uzbekistan (e la nuova vita da ct)
Proprio per evitare quell’errore, Cannavaro ha ribaltato l’avvicinamento alla partita: niente lungo soggiorno in quota. “Abbiamo deciso di venire qui all’ultimo minuto, per scendere in campo”, ha spiegato. “È un problema che hanno tutte le squadre che giocano qui da 150 anni, non solo l’Uzbekistan: questo non mi preoccupa”. Con uno staff dichiaratamente a tinte azzurre, il napoletano si gode la nuova veste: “Come allenatore devo occuparmi di tutto, parlare con tutti, vedere come stanno i giocatori: mi entusiasma molto. Il problema è che domani, quando l’arbitro darà inizio alla partita, io avrò finito il mio lavoro. Poi inizierà il loro”. Per chi, fino a pochi mesi fa, si chiedeva se fosse capace di allenare prima che arrivasse la chiamata-vetrina dell’Uzbekistan, è già un piccolo riscatto. Dopo l’accoglienza a stelle e strisce tra cani e metal detector e il “voglio guerrieri in campo“, l’Azteca è la prima, vera prova. E lui, da capitano azzurro diventato ct, questa volta vuole imparare dagli errori.