Mancini si smarca ma non chiude sul ritorno in Nazionale: “Vediamo cosa accadrà. E rifarei quella frase su Pafundi”
Prima panchina in Italia dopo l'Arabia, sia pure per beneficenza: Roberto Mancini guiderà la Nazionale della Politica alla Partita del Cuore. E a margine dell'evento non spegne le voci sul ritorno sulla panchina azzurra dopo l'elezione di Malagò: dribbla le domande dirette, ma torna a parlare di giovani, del caso Balogun e dell'addio di Cristiano Ronaldo ai Mondiali.

Napoli 23/03/2023 - qualificazioni Euro 2024 / Italia-Inghilterra / foto Image Sport nella foto: Roberto Mancini
Il ritorno di Mancini in Nazionale resta un rebus, e lui non fa nulla per chiuderlo. Il tecnico che ha guidato l’Italia fino al 2023 è tra i principali candidati a tornare sulla panchina azzurra, ma per ora dribbla ogni domanda specifica. L’occasione è la presentazione della Partita del Cuore del 13 luglio — Nazionale Cantanti contro Nazionale della Politica allo stadio Gran Sasso d’Italia, su Rai1, a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Venezuela — dove sarà proprio Mancini ad allenare la selezione dei politici. In un’intervista telefonica a Fanpage.it, l’ex ct ha detto la sua sullo stato del calcio italiano.
Mancini e il ritorno in Nazionale: “Vediamo cosa accadrà”
Sul possibile ritorno azzurro — tornato d’attualità dopo l’elezione di Giovanni Malagò alla guida della Federcalcio — Mancini si smarca: “Devo allenare questa di Nazionale e credo che sarà abbastanza difficile”, scherza sul suo impegno da beneficenza. E quando gli si chiede se stia già osservando qualche giovane per portarsi avanti, risponde ridendo: “Non per il motivo che crede lei. Guardo perché è il mio lavoro”. Alla domanda diretta, però, la porta resta socchiusa: “Vediamo cosa accadrà”. Un’ambiguità che si intreccia con i giochi in Federcalcio, dove lo stesso Malagò non si è sbilanciato tra Conte e Mancini.
La frase su Pafundi: “La ripeterei, il talento ce l’ha”
Mancini torna anche su una delle sue affermazioni più ricordate da ct, quel “nella mia lista prima Pafundi e poi gli altri” con cui rivendicava la necessità di lanciare i giovani. La ripeterebbe oggi? “Certo che sì. Allora Simone Pafundi era uno dei migliori talenti italiani e lo è ancora, dipende tutto da lui. Il talento ce l’ha, ma bisogna sempre metterci qualcos’altro”. Un modo per ribadire la sua idea di fondo sul rilancio del movimento: puntare sui ragazzi.
Su Balogun e Ronaldo: “Garcia aveva altro a cui pensare”
Inevitabile un passaggio sul caso del momento, la squalifica sospesa di Balogun dopo la telefonata di Trump a Infantino. Mancini la definisce “una cosa certamente particolare”, ma ridimensiona l’effetto sul campo: “Penso che Garcia avesse cose più importanti a cui pensare, preparava la partita. Per un giocatore non fa la differenza, e un allenatore deve pensare alla propria squadra” — e non a caso il Belgio ha poi travolto gli Usa 4-1. Infine, l’omaggio a Cristiano Ronaldo, che ha salutato per sempre i Mondiali dopo il ko del Portogallo con la Spagna: “È stato uno dei migliori di sempre, giocare un Mondiale alla sua età è difficile: dovrebbe essere orgoglioso. Ma arrivare a fine carriera e lasciare la nazionale non deve essere bello”.