De Laurentiis: “Per me il Napoli non deve comprare nessuno. Allegri è un aziendalista, andremo molto d’accordo”

In conferenza stampa: "Il Napoli ha 47 giocatori, almeno 25 vanno venduti o piazzati. Sono contento e fiero di aver dato continuità con il suo arrivo"

De Laurentiis: “Per me il Napoli non deve comprare nessuno. Allegri è un aziendalista, andremo molto d’accordo”

Mg Napoli 23/05/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis

De Laurentiis in conferenza stampa in occasione della presentazione delle nuove maglie della SscNapoli per la stagione 2026/27

Cosa si aspetta da quest’anno?

“Innanzitutto sono contento e fiero di aver dato una continuità  scegliendo un allenatore che ha vinto moltissimo in Italia. E che è arrivato due volte in finale di Champions. Lo presenteremo al San Carlo il 14 luglio. Là poi ci sarà  un dibattito con tutte le vostre domande, noi capiamo si debbano fare per la curiosità che permea il calcio e i tifosi. Io avrò ricevuto in questo ultimo mese, come spesso accade, almeno 200 proposte di calciatori da ingaggiare. E ho detto: ‘State calmi, abbiamo 47 calciatori e ne deve piazzare almeno 25 prima di parlare di acquisti’. Ma poi ci sono dei ruoli: se i ruoli presentano dei buchi, uno si rivolge al mercato. Ma se in ogni ruolo abbiamo 2/3 cambi, è chiaro che dobbiamo prima ragionare con chi li deve allenare su cosa vuole fare con quelli che già  ci sono. Dicendo all’allenatore: “Sei sicuro che vuoi cambiarli? Perché già con questi puoi fare grandi cose”. Poi il signor Allegri è anche un aziendalista, con lui andremo anche d’accordo”.

De Laurentiis

Quanti calciatori dovrete tagliare?

“Secondo me non dovremo comprare nessuno. Dovremo mandare via molti”.

Il Corsiero del Sole.

“Il cavallo fu utilizzato da Francesco Baracca. Poi Ascarelli ne fece il simbolo del Napoli. Ci sono state la Ferrari, la Porsche. È l’anno del cavallo per i cinesi. Senza dimenticare Allegri che ama i cavalli, gli devo chiedere come fare per comprare un cavallo. Facciamo indossare a un fantino la maglia del Napoli“.

La maglia sta bene a De Bruyne?

“Perché lo abbiamo utilizzato per la pubblicità? La maglia sta bene a chiunque indossi con coscienza e senso di consapevolezza la maglia del nostro amato Napoli”.

Sulle maglie

“La prima seconda terza maglia campionato, poi avremo una terza maglia Champions molto bella che però non posso svelarvi. In breve tempo, non ci saranno lunghe attese. Poi ci sarà Halloween e probabilmente una collaborazione”.

Maglie Napoli

Prima pietra dello stadio?

Se non troverò degli ostacoli burocratici immagino di sì. Questo è un paese molto strano dove i politici fanno la politica guardando molto allo specchio loro stessi e nello specchio poche volte appaiono i cittadini. Questo è un problema che riguarda tutta l’Europa, perché io guardo all’America? Perché c’è un grandissimo rispetto per il successo, in Italia c’è una grandissima invidia per il successo. E sullo stop che tu puoi dare a chi si produce, si inventa, si spacca in quattro, la volontà di creargli burocraticamente lacci e lacciuoli per rendergli la vita impossibile, è lo sport preferito dagli altri. Quando nel ’67, dopo che nel ’65 fu fatta la legge 12-13 dal Ministro Corona… Gli americani avevan detto a noi che avevamo perso la guerra: basta che non fate concorrenza col cinema, vi compenseremo con 3 film colossal che verremo a girare da voi, fra cui Cleopatra. Invece poi, l’abilità  italiana, fece sì che vennero fuori i vari Fellini e molti altri, non solo si cominciarono a vincere degli Oscar. Non solo i Rossellini e De Sica vari, fecero film straordinari. Ma il film di genere, cosiddetto, cominciò a creare sulla bilancia del cinema mondiale un vantaggio per il cinema italiano che arrivò al secondo posto nel mondo come fatturato e numero di film prodotti ogni anno. Gli americani dissero: ma come mai, ci eravamo messi d’accordo?! E presero Andreotti, che disse: non posso fare nulla. E presero il Ministro Corona che con quella legge tagliava le gambe all’industria del cinema italiano. Mio zio cercò di resistere per due anni e poi nel ’67 fece le valige e andò in America. Io avevo 18 anni e volevo divertirmi. Mi dissero che in Italia non si poteva fare nulla. E poi è stata una cavalcata di successo nel cinema con grande impegno, ma mi son guardato allo specchio e ho detto: questo è un Paese difficilissimo che ha messo in ginocchio il cinema italiano. E mi dissi: non uscire mai dai binari. Ho fatto tanti film di successo, con grandissimo lavoro, ma dal quale ho imparato marketing e creatività, utili nel mondo del calcio dove io non sapevo nulla. E questa è stata la mia fortuna”.