Lucas Trejo, tre giorni a scavare tra le macerie: il terremoto in Venezuela gli ha portato via moglie e due figli

Il calciatore argentino del Deportivo La Guaira era a Caracas per una partita di Copa Venezuela quando il doppio sisma ha colpito il Paese. A raccontare il dramma è la sorella Karen: "È sedato perché sta molto male, ed è completamente solo". Per settantaquattro ore ha cercato a mani nude sotto il palazzo crollato dove vivevano.

Lucas Trejo, tre giorni a scavare tra le macerie: il terremoto in Venezuela gli ha portato via moglie e due figli

Venezuela's Tachira Argentine Lucas Trejo celebrates a goal during the Copa Libertadores football tournament group stage match between Paraguay's Olimpia and Venezuela's Deportivo Tachira at the Manuel Ferrerira Stadium in Asuncion on May 26, 2021. (Photo by NORBERTO DUARTE / AFP)

La storia di Lucas Trejo è tra le più strazianti uscite dalla catastrofe che ha sconvolto il Venezuela. Il calciatore argentino ha perso la moglie Yanina Maranella e i due figli, Aaron e Ainhoa, ritrovati senza vita sotto le macerie dopo il terremoto in Venezuela che ha causato quasi duemila vittime. Trejo era a Caracas per giocare una partita di Copa Venezuela con il suo Deportivo La Guaira quando le scosse hanno colpito il centro-nord del Paese, mentre la famiglia era rimasta a Playa Grande, una delle zone più devastate.

Lucas Trejo, il racconto della sorella: “È sedato, sta molto male ed è solo”

A dare voce al dolore è la sorella Karen, che ha raccontato a Noticiero Doce le condizioni del giocatore: “Abbiamo parlato con Lucas solo una volta negli ultimi giorni. Non ha mai avuto accesso al telefono perché era impegnato a rimuovere le macerie e non siamo riusciti a contattarlo. Lucas è sedato perché sta molto male e non ha familiari lì con lui”. Per tre giorni interi, spiega, il calciatore ha scavato in prima persona nella speranza di ritrovare in vita i suoi cari, mentre né lei né il padre riuscivano a raggiungerlo. Una solitudine che pesa quanto il lutto, e che ricorda quanto sappia essere fragile chi vive di calcio di fronte al dolore privato — come quando morì il papà di Lobotka e il Napoli si strinse attorno a lui.

La corsa contro il tempo, poi la notizia peggiore

Il palazzo dove viveva la famiglia è crollato: è lì, tra le rovine e dopo settantaquattro ore di ricerche disperate anche negli ospedali, che sono stati trovati i tre corpi. Secondo la ricostruzione della CNN, il disastro è stato classificato dallo US Geological Survey come un raro “doublet”: due forti terremoti a soli 39 secondi di distanza, i più violenti a colpire il Venezuela da oltre un secolo. Trejo sperava che i suoi fossero stati messi in salvo; la conferma è arrivata proprio mentre amici e parenti avevano organizzato una raccolta fondi per portarlo d’urgenza sul posto. È lo stesso silenzio incredulo che il mondo del pallone conosce nelle sue ore più buie, da l’Ajax in lutto per il giovane della primavera alla famiglia di Baldock.

Sorella di Lucas Trejo

Quando il calcio si ferma davanti alla vita

Sono le storie che ridimensionano tutto, mercato e risultati compresi. Il calcio sudamericano le conosce bene: basti pensare al cordoglio che accompagnò l’addio a Freddy Rincon. E riportano al centro un dibattito mai chiuso, quello sul modo in cui lo sport onora le tragedie che arrivano da fuori dal campo — tanto che il calcio inglese ha rivisto la sua linea sui minuti di silenzio. Per Lucas Trejo, oggi, non ci sono parole giuste. Solo il silenzio, e la vicinanza di un intero movimento.