Mamdani, il sindaco tifoso che sfida la FIFA nella città del Mondiale: “Il calcio è al centro di come vedo il mondo”
Il New York Times racconta come il primo cittadino di New York, socialista democratico e fanatico di calcio, stia usando il Mondiale di casa per portare avanti la sua battaglia: contro il caro biglietti e il dynamic pricing, per esperienze gratuite e popolari.

New York City Mayor Zohran Mamdani speaks at the podium during the New York Knicks 2026 NBA Championship celebration at City Hall Plaza in New York City, on June 18, 2026. (Photo by Neil Constantine/NurPhoto) (Photo by Neil Constantine / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
C’è un sindaco che vede il mondo attraverso il pallone, ed è quello della città che ospita il Mondiale. Mamdani, primo cittadino di New York, socialista e tifoso dell’Arsenal, ha trasformato il torneo in un terreno di battaglia politica contro la FIFA. Lo racconta un ritratto del New York Times, che riassume così il suo pensiero, con parole dello stesso Mamdani: “Sport e calcio vengono spesso descritti con il linguaggio della distrazione, momenti fugaci per dimenticare le preoccupazioni. Il calcio, per me, è al centro di come vedo il mondo”. Un’idea che avevamo già raccontato quando è diventato sindaco: contro il VAR, tifoso dell’Arsenal, e in sfida a FIFA e Trump sul caro biglietti.
Mamdani contro la FIFA: “Game Over Greed” e il caro biglietti
Da candidato, l’anno scorso, Mamdani era stato durissimo: lanciò la campagna “Game Over Greed” per vietare il dynamic pricing, mettere un tetto ai prezzi di rivendita e riservare il 15% dei biglietti ai residenti. Nessuna di quelle richieste è stata realizzata, scrive il NYT. Ma il suo ufficio ha creato esperienze popolari: watch party gratuiti nei parchi, pasti scontati in quasi mille bar e ristoranti, cinque parchi aperti tutta la notte per giocare a calcetto, e 1.000 biglietti a 50 dollari sorteggiati tra i residenti. È lo stesso nodo che attraversa questo Mondiale, dove i prezzi sono spesso fuori portata e in cui perfino un giocatore come Weah era stato redarguito per averne parlato.

“La FIFA non è il football”: il calcio del popolo
Il cuore ideologico lo sintetizza, nel pezzo del NYT, il produttore e appassionato Franklin Leonard: “La FIFA non è il football. Il football è del popolo”. La FIFA, aggiunge, “è il tipo di organizzazione inevitabile quando devi organizzare qualcosa a cui le persone sono così devotamente legate: vorrei solo che servisse di più la gente”. È la stessa tensione tra la bellezza dello sport e i suoi “aspetti sgradevoli” — corruzione, prezzi, geopolitica — con cui Mamdani ha dovuto fare i conti da tifoso e da politico, mentre il Mondiale americano mostra all’Europa che il calcio può essere business ma non necessariamente benessere diffuso.
Infantino a distanza di braccio (come Trump)

Da sindaco, però, Mamdani ha abbassato i toni: ha corteggiato Infantino, incontrandolo a marzo, ottenendo i biglietti a 50 dollari e i watch party gratis. Un approccio, nota il NYT, simile a quello riservato a Trump: tenerlo a distanza di braccio, ma abbastanza vicino da stringere la mano quando conviene a New York. “Ho considerato ogni conversazione con Infantino o con la FIFA come un’occasione per far avanzare le speranze e i bisogni dei newyorkesi che lavorano”, spiega il sindaco, che tra un video su Sócrates e il Corinthians contro la dittatura e uno su Brian Clough usa il torneo come “lezione di storia e sociologia“.
La sua favorita per la vittoria è il Marocco, simbolo di un’idea di nazionalità fluida — la stessa che lo lega, da sempre, a storie come il Senegal che nel 2002 batté la Francia, per cui da ragazzo esultò. E il senso di tutto, per lui, è la gioia collettiva: dopo il 2-0 degli Usa alla Bosnia, ha raccontato di essersi ritrovato a cantare “Country Road” al bar “con dei tizi a caso”. “Uno dei momenti più belli dello sport”, ha detto, “è quando trasmette una familiarità con estranei che non avevi mai incontrato prima”.