Il Mondiale doveva far volare l’economia americana: invece l’occupazione frena, e la ristorazione perde 55mila posti
Gli analisti si aspettavano che il torneo desse una spinta ai settori collegati: a giugno gli Stati Uniti hanno creato appena 57mila posti di lavoro, contro i 110mila previsti, il dato più debole da febbraio. E proprio ristorazione e ospitalità — quelli che dovevano guadagnarci — hanno perso 55mila posti. Bank of America: "Nessun segnale di assunzioni legate al Mondiale".

24 June 2026, USA, New York City: Soccer: World Cup, national team, ahead of the final group stage match against Ecuador. Hundreds of German soccer fans are celebrating in Times Square. Photo: Jan Woitas/dpa - IMPORTANT NOTICE: In accordance with the regulations of the DFL (German Soccer League) and the DFB (German Soccer Association), it is prohibited to use or allow the use of photographs taken in the stadium and/or during the game in the form of sequential images and/or video-like photo sequences. (Photo by JAN WOITAS / dpa Picture-Alliance via AFP)
Sul rapporto tra Mondiale ed economia Usa il verdetto dei numeri è netto: la grande spinta promessa non c’è stata. A giugno l’economia americana ha generato solo 57mila posti di lavoro, quando Wall Street ne aspettava 110mila anche nella speranza che il torneo trainasse l’occupazione nei settori collegati. È il dato più debole da febbraio, scrive il Times. Il Mondiale, insomma, ha avuto un effetto pressoché nullo — un colpo alla retorica del grande evento che porta ricchezza e lavoro.
Mondiale ed economia Usa: la spinta all’occupazione non è arrivata
Il paradosso è tutto nei comparti che avrebbero dovuto beneficiarne di più. Ristorazione e ospitalità, invece di assumere, hanno perso 55mila posti. “Non abbiamo ancora visto alcun segnale rilevante di assunzioni legate al Mondiale”, ha ammesso Shruti Mishra, economista per gli Stati Uniti di Bank of America. Il settore privato nel complesso ha creato 49mila posti (dai 97mila di maggio), il pubblico appena 8mila. Non è la fotografia di un Paese travolto dall’indotto di un evento globale: è quella di un mercato del lavoro che rallenta proprio mentre il pallone riempie gli stadi. Del resto lo avevamo scritto: per gli States il rischio è che il Mondiale sia come le Olimpiadi per il curling: una fiammata, e poi il dimenticatoio.

L’unico effetto misurabile: si spende (un po’) di più, ma non si assume
Qualcosa il torneo lo ha mosso, ma sul fronte dei consumi, non del lavoro. Nelle 11 città che ospitano le partite la spesa in bar e ristoranti è cresciuta del 5% durante il torneo, contro una media nazionale del 3,8%, secondo i dati sulle carte di credito di Bank of America. Una differenza c’è, ma modesta, e comunque non si è tradotta in nuovi posti. È l’altra faccia di un Mondiale caro fino all’inverosimile, tra i prezzi ballerini del dynamic pricing e persino parcheggi che possono costare fino a 150 euro: tanti soldi in circolo, che però restano in poche tasche.
Il grande evento come volano: un mito da ridimensionare
È la lezione che vale ben oltre gli Stati Uniti. Ogni candidatura — Olimpiadi, Europei, Mondiali — viene venduta come motore di crescita e occupazione; i dati americani raccontano un’altra storia, fatta di consumi effimeri più che di lavoro stabile. Un Mondiale che pure sta mostrando, sul piano dello spettacolo, che il calcio negli Usa può essere business, funzionare e divertire — ma il business, appunto, non sempre coincide con il benessere diffuso. Un tema che questo torneo ha già mostrato in altre forme, dalle tensioni sui prezzi che avevano coinvolto perfino i giocatori come Weah, redarguito da Pochettino. Il pallone gira, i tornelli pure. I posti di lavoro, per ora, molto meno.