“Se Klopp vuole fare il ct della Germania, non può andare in panchina col cappellino della Red Bull”

L'ex presidente della Federcalcio tedesca alla Faz sul doppio ruolo di Jurgen: "Se lo paga la Federazione, indossa il cappello della Federazione. Se per lui la Nazionale è così importante, lascia stare tutto il resto"

“Se Klopp vuole fare il ct della Germania, non può andare in panchina col cappellino della Red Bull”

Parigi (Francia) 28/05/2022 - finale Champions League / Liverpool-Real Madrid / foto Imago/Image Sport nella foto: Jurgen Klopp

L’immagine l’ha buttata lì Lothar Matthäus: Jürgen Klopp che presto si siede sulla panchina della Germania indossando il cappellino della Red Bull. Una battuta che è diventata il simbolo di un vero problema, quello del conflitto d’interessi, e che Theo Zwanziger, storico ex presidente della Federcalcio tedesca, ha commentato senza mezzi termini in una lunga intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Il cappellino di Klopp

Non riesco proprio a immaginarlo”, è la reazione di Zwanziger all’ipotesi rilanciata da Matthäus sulla Bild. E aggiunge l’immagine che fa capire tutto: “Se lo immagini per un minuto, allora presto sarà la Red Bull a schierare la nazionale tedesca”. Non è un dettaglio estetico, quel berretto: è il segno di chi paga davvero. Perché il punto — spiega l’ex dirigente — è che Klopp, oggi legato al colosso delle bibite dopo aver lasciato la panchina, si troverebbe con un doppio ruolo inconciliabile: “Da un lato la Red Bull vuole guadagnarci con lui, dall’altro come ct dovrebbe garantire la prestazione ottimale per il calcio tedesco”. Se fosse vero, conclude, “sarebbe un totale no-go”.

«Il ct non può portare due cappelli»

Zwanziger non nega che gli allenatori guadagnino, né che in passato ci siano stati rifinanziamenti tramite gli sponsor della federazione. Il problema nasce quando gli sponsor del ct e quelli della federazione non sono in armonia, e soprattutto quando l’azienda “vuole guadagnarci” attraverso l’uomo che ha la funzione più importante del calcio tedesco dopo il presidente. La soluzione, per lui, è una sola e pulita: “Se Klopp è alla Nazionale, viene pagato dalla Federazione. E se per lui è così importante diventare ct, allora deve lasciar perdere tutto il resto”. La frase che chiude il ragionamento è quasi uno slogan: “Il ct non può portare due cappelli”. Il cappellino, di nuovo. È il cuore della questione: chi paga l’allenatore di una nazionale, e con quali interessi.

Perché la storia riguarda tutti

Il tema non è solo tedesco. L’idea di Klopp ct della Germania arriva dopo un’esperienza in Red Bull di cui si è molto discusso — c’è chi, come L’Equipe, ha raccontato un matrimonio già in crisi — e non a caso da tempo si vociferava di un suo possibile ritorno in panchina solo per pochi grandi nomi. La provocazione di Zwanziger, al di là del caso specifico, tocca un nervo scoperto del calcio contemporaneo: quello del confine sempre più sottile tra sport e interessi commerciali. E lo fa con un’immagine che resta impressa più di mille comunicati: quella di un cappellino di troppo sulla testa di un commissario tecnico.