Un selfie, uno spintone: l’Egitto e la polizia di Dallas sfiorano la rissa alla vigilia con l’Australia

Nella hall dell'hotel dei "Faraoni" un agente cerca di impedire a un bambino di fotografarsi con Trezeguet: ci sono spintoni e urla, con il team manager Ibrahim Hassan (gemello del ct) al centro della scena. La federazione egiziana derubrica tutto a "tensione verbale rientrata quasi subito" e smentisce le frasi false che circolano sui social.

Un selfie, uno spintone: l’Egitto e la polizia di Dallas sfiorano la rissa alla vigilia con l’Australia

A poche ore da Australia-Egitto, l’incidente tra l’Egitto e la polizia di Dallas è diventato il caso della vigilia. Tutto nasce nella hall dell’albergo dove alloggia la nazionale nordafricana, arrivata in Texas per preparare i sedicesimi di finale contro l’Australia, in programma questa sera alle 20 italiane all’AT&T Stadium di Arlington. Un episodio di pochi secondi, ripreso e diventato virale sui social, che ha riacceso le polemiche sui controlli giudicati eccessivi riservati a più nazionali in questo Mondiale — dopo che erano finite sotto la lente persino le perquisizioni in pista alla Germania di Neuer.

Cosa è successo: il selfie, l’agente e la rissa sfiorata

Le immagini mostrano Mahmoud “Trezeguet” Hassan, esterno e volto noto della nazionale egiziana, che si ferma sorridente davanti alla richiesta di un bambino, gli prende il cellulare e posa per la foto. All’improvviso un agente della polizia di Dallas si avvicina da dietro per vietare lo scatto al giovane tifoso. A provare a fermarlo è Ibrahim Hassan — leggenda del calcio egiziano, oggi team manager e fratello gemello del commissario tecnico Hossam Hassan. L’agente reagisce con durezza, urlando più volte “Indietro, indietro!”. Da lì parte la colluttazione: insulti, spintoni e la paura dei presenti che la situazione degeneri, prima che gli animi vengano sedati e torni la calma. È lo stesso clima di intransigenza già denunciato in passato, quando ai Mondiali i tifosi del Galles vennero placcati dalla sicurezza per un cappello arcobaleno.

La versione della federazione e le fake news

Sull’onda del video sono però circolate anche notizie false. Il team manager, contrariamente a quanto attribuitogli, non ha mai dichiarato che il poliziotto avesse strappato il telefono dalle mani del ragazzino, né ha invitato gratuitamente il bambino e la famiglia allo stadio o promesso risarcimenti. A mettere i puntini è stata la Federcalcio egiziana (EFA), vicina alla quale filtra una lettura minima dell’accaduto: “una tensione verbale rientrata quasi subito”. Un modo per abbassare i toni alla vigilia di una serata storica, in un torneo che — al netto delle polemiche — sta mostrando all’Europa come il calcio possa essere business, funzionare e divertire.

La posta in palio: Egitto e Australia per un traguardo storico

Perché al di là dell’episodio, per l’Egitto è un appuntamento con la storia: i “Faraoni” hanno superato la fase a gironi e affrontano l’Australia, anch’essa a un passo da un risultato mai raggiunto. Chi passa avrà con ogni probabilità l’onore — o l’onere — di sfidare i campioni in carica dell’Argentina, attesi dal Capo Verde. Il tabellone, del resto, racconta di un’Argentina con la strada spianata. Sarà una notte carica di tensione anche in campo, dove ogni verdetto pesa: come si è visto con il gol annullato alla Croazia grazie al sensore del pallone Trionda, in questo Mondiale la posta è altissima. Per l’Egitto, stasera, dentro e fuori dal campo.