Un tocco invisibile dentro il pallone: così il sensore del Trionda ha annullato il gol della Croazia (e salvato il Portogallo)
A Toronto finisce 2-1 per i lusitani dopo una gara folle. Il 2-2 di Gvardiol nel recupero viene cancellato dopo on-field-review: un chip dentro la sfera ha registrato un contatto che nessuna telecamera vedeva. Tra regolamento IFAB e "grafica a battito cardiaco", ecco perché.

Il gol annullato alla Croazia contro il Portogallo è il caso tecnologico di questo Mondiale. Nella sfida dei sedicesimi di Toronto, vinta 2-1 dai lusitani, Joško Gvardiol firma il 2-2 al 113′ durante un recupero interminabile; ma dopo l’on-field-review l’arbitro norvegese Espen Eskas cancella la rete per fuorigioco di Mario Pašalić. La chiave? Un tocco precedente, impercettibile a occhio nudo, rilevato da un sensore all’interno del pallone Trionda. In una partita già pazza — con Ronaldo, gol annullati a raffica e quasi venti minuti di recupero — è l’episodio che manda a casa la Croazia di Modrić.
Il tocco invisibile di Matanović
Il punto è che il tocco decisivo era invisibile: né a occhio nudo né rallentando l’azione frame per frame si poteva stabilire se il pallone fosse stato sfiorato. A dirlo è stata la tecnologia. Secondo la nota della FIFA, “secondo i dati della tecnologia Connected Ball ospitata nell’Adidas Trionda, è stato dimostrato che il contatto è stato effettuato dal numero 20 della Croazia, Igor Matanović, nella costruzione del gol, consentendo all’arbitro di determinare correttamente il fuorigioco e annullare la rete”.
FINALE EPICO 🤯
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Quel contatto ha reso Pašalić — che poi serve Gvardiol — in posizione irregolare. Non è la prima volta che l’arbitraggio del torneo fa discutere: era già successo con il gol annullato a Vinicius e la domanda se al Mondiale l’arbitraggio sia uguale per tutti.
Come funziona il pallone Trionda (Connected Ball)
Il Trionda è il primo pallone dei Mondiali con la tecnologia “Connected Ball” evoluta. Dentro ha un sensore IMU (unità di misura inerziale) da circa 14 grammi che lavora a 500 Hz: raccoglie dati 500 volte al secondo, misurando accelerazione, rotazione, posizione e il momento esatto di ogni tocco, al millisecondo. I dati viaggiano in wireless verso la sala VAR e vengono incrociati con il tracciamento dei giocatori e l’intelligenza artificiale. Per gli spettatori il contatto viene mostrato come una “grafica a battito cardiaco”
Serve soprattutto al fuorigioco semi-automatico e ad aiutare il VAR a stabilire chi tocca il pallone e quando. È l’evoluzione del chip già visto ai Mondiali quando, in Qatar 2022, la Fifa aveva presentato il pallone “Il Sogno”, e della linea tecnologica che Collina difende da tempo.
Renato Veiga “non deliberato” e la polemica
According to the data provided by Connected Ball Technology housed within the @adidasfootball Trionda, the official match ball of the @FIFAWorldCup, it was proven that contact was made by Croatia’s #20 Igor Matanović in the build up to the goal against Portugal, allowing the… pic.twitter.com/AyBz11N3wV
— FIFA Media (@fifamedia) July 3, 2026
La grande obiezione croata riguarda Renato Veiga: prima che il pallone arrivi a Pašalić, il difensore portoghese lo colpisce di testa. Perché resta fuorigioco? Perché gli ufficiali hanno ritenuto quel tocco non “una giocata deliberata” ma casuale (come previsto dalla Legge 11 IFAB e dalle linee guida sul “gioco deliberato”): quindi non innesca una nuova azione, ma è la prosecuzione della stessa nata dal tocco di Matanović. Chi contesta sostiene il contrario: Veiga si sarebbe piazzato lì apposta per fare blocco, e la sua deviazione avrebbe “resettato” l’azione, rendendo il gol valido. Interpretazioni opposte; per arbitro e VAR il tocco non è stato intenzionale. Del resto la tecnologia riduce i ritardi ma non cancella gli errori e le polemiche di valutazione, come ricorda anche Collina quando dice che pure con i migliori arbitri si può sbagliare.

Un’ultima curiosità sul protocollo, spiegata dall’ex arbitro Luca Marelli: trattandosi di un fuorigioco (decisione oggettiva), perché Eskas è stato richiamato all’on-field-review e non ha semplicemente annunciato l’overrule? Perché il protocollo, a pagina 7, prevede che in occasioni particolari — per “dare forza” a una decisione pesante come una rete decisiva annullata — l’arbitro possa comunque essere mandato al monitor. Anche questo, in fondo, è comunicazione: far vedere, non solo dire.