Chi ha graziato Balogun? Dentro la commissione FIFA che decide spesso da sola (e che aveva già salvato Ronaldo)

Un'inchiesta del Financial Times illumina l'organo più oscuro del calcio mondiale: 18 membri dalla composizione pittoresca, ma le ultime centodieci sentenze prese da una persona sola. Nessuna udienza, decisioni via mail su un portale, tanti verdetti mai resi pubblici. E un vizio ricorrente: sospendere le squalifiche ai potenti.

Chi ha graziato Balogun? Dentro la commissione FIFA che decide spesso da sola (e che aveva già salvato Ronaldo)

FIFA president Gianni Infantino reacts during the 2026 World Cup Group D football match between USA and Paraguay at the Los Angeles Stadium in Inglewood on June 12, 2026. (Photo by Frederic J. BROWN / AFP)

La commissione disciplinare FIFA è finita sotto i riflettori, e non fa una gran figura. Come racconta il Financial Times (Josh Noble), l’organo che ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun dopo il pressing di Trump, permettendogli di giocare contro il Belgio nonostante il rosso, è un piccolo mistero istituzionale. Diciotto membri dalla composizione da romanzo — un nobile tongano, un colonnello togolese, il capo di un conglomerato di Trinidad e Tobago che va dal cibo all’illuminazione — ma con un dettaglio che pesa più di tutti: le ultime 110 decisioni pubblicate sono state prese da un uomo solo.

La commissione disciplinare FIFA: un uomo, e nessuna udienza

Quell’uomo è il presidente, l’ex parlamentare emiratino Mohammad Al Kamali, avvocato, pagato 160.000 dollari l’anno, che può decidere da solo o delegare. Non tutte le sentenze vengono rese pubbliche. Durante i tornei, poi, a decidere è un gruppo ancora più ristretto, che di norma non tiene udienze: le dispute si gestiscono con lettere caricate su un portale legale online. Gli altri membri prendono 7.500 dollari, i costi totali dell’organo lo scorso anno hanno sfiorato 1,2 milioni. E i giuristi interpellati dal FT sono netti: la commissione non ha nemmeno il potere di ribaltare le sanzioni automatiche, può solo decidere se un caso meriti ulteriori punizioni.

Folarin Balogun

È il motivo per cui il caso Balogun ha scatenato l’accusa più pesante: che la FIFA abbia applicato male le proprie regole, e che i suoi organi servano solo a dare l’apparenza del buon governo. Lo dice senza giri di parole Miguel Maduro, ex capo dell’etica FIFA cacciato da Infantino dopo meno di un anno: “La FIFA si nasconde dietro la presunta indipendenza della sua commissione disciplinare”.

Il precedente Ronaldo (e la Casa Bianca)

ronaldo

Perché non è la prima volta. Il FT ricorda che l’anno scorso la stessa commissione sospese la squalifica automatica di tre giornate rimediata da Cristiano Ronaldo dopo un’espulsione in una gara di qualificazione: bloccata dopo una sola partita saltata, giusto in tempo per liberarlo per il Mondiale. E la decisione arrivò poco dopo che Ronaldo era stato ricevuto alla Casa Bianca nella delegazione guidata dal principe saudita Mohammed bin Salman. Un copione che, col caso Balogun, sembra ripetersi. Non a caso i ricorsi sono rarissimi: su circa 3.500 decisioni nella stagione 2024/25 (meno di 300 legate a partite), solo 31 sono state contestate, 19 arrivate alla commissione d’appello, con un unico verdetto accolto in pieno.

La difesa della FIFA e lo scudo dell'”indipendenza”

Alle critiche la commissione ha risposto con un comunicato attribuito al presidente: Balogun sarebbe colpevole di due illeciti — il cartellino e l’esultanza a fine partita dopo l’espulsione —, con una giornata di squalifica e 40.000 dollari di multa, ma con la squalifica “sospesa” per un anno. Sostiene di non aver ribaltato il rosso e che “rivedere le conseguenze legali dei cartellini non è una novità“. Peccato che il regolamento FIFA non preveda alcun modo di annullare un’espulsione, se non per errore di persona. La UEFA ha bollato la mossa come “incomprensibile e ingiustificabile”; Infantino ha ribadito che gli organi giudicanti sono “indipendenti e decidono “in base alle regole e ai fatti specifici”. Al Kamali, contattato dal FT, non ha risposto. Ed è proprio qui, mentre le federazioni cominciano a perdere la pazienza, che l'”indipendenza” rischia di somigliare più a uno scudo che a una garanzia.