Infantino ha superato il limite: i tifosi ridevano dei suoi errori, ma adesso hanno perso la pazienza
Per anni le assurdità della FIFA sono state accolte con ironia e rassegnazione: si sbuffava, si scherzava, poi si alzavano le spalle. La grazia a Balogun, sostiene il Times, ha rotto qualcosa: stavolta c'è voglia di qualcosa di più. E non solo tra i tifosi — anche le federazioni cominciano a muoversi, tra ricorsi e attacchi frontali.

Miami 29/06/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Flamengo-Bayern Monaco / foto Imago/Image Sport nella foto: Gianni Infantino ONLY ITALY
Nel caso Balogun il Times individua un punto di non ritorno per Infantino. Il ragionamento è semplice e amaro: della FIFA abbiamo sempre tollerato tutto — tifosi spennati, tornei gonfiati, calendari massacranti — perché quando l’arbitro fischia crediamo che il gioco resti onesto. La sospensione della squalifica dell’attaccante americano, ottenuta dopo la telefonata di Trump al presidente FIFA, ha colpito proprio quella fiducia. Come scrive The Times, di solito con la FIFA “prendiamo in giro, scherziamo, spesso ci arrabbiamo — e poi alziamo le spalle e andiamo avanti”. Stavolta no.
Dalla pazienza ironica al limite superato
La sintesi di quell’ironia rassegnata è un messaggio che il giornalista riceve la mattina dopo: sotto il risultato “Stati Uniti 1 Belgio 4“, un amico ha scritto “Infantino dice: si rigioca mercoledì”. È lo sfottò di sempre. Ma qualcosa è cambiato: “Stavolta sembra esserci voglia di qualcosa di più”, scrive il Times. La prossima volta che Infantino verrà fischiato al maxischermo di uno stadio, non sarà più una reazione automatica: ci sarà un significato. Il custode del gioco, è la sensazione diffusa, ha interferito con i 90 minuti veri — non con il contorno. Non a caso il malcontento non è più solo social: la UEFA ha parlato di una “linea rossa” superata e in Spagna Tebas ha attaccato Infantino senza mezzi termini.
L’effetto grazia: Francia e Inghilterra iniziano a ricorrere
E qui arriva la conseguenza pratica. Se si può graziare Balogun, se in passato si è ridotta la squalifica a Ronaldo, perché non tutti? È il ragionamento che, secondo il Times, sta contagiando le federazioni. La Francia ha fatto ricorso contro il giallo a Michael Olise nella gara col Paraguay: Matías Galarza era caduto tenendosi il volto, ma i replay mostravano che Olise gli teneva solo la maglia. E la federazione inglese sta valutando il ricorso sul rosso a Jarell Quansah contro il Messico. Il Times è onesto anche nell’altra lettura: fare ricorso su episodi tutt’altro che scandalosi rischia di essere “imbarazzante”, un modo per cercare un vantaggio senza principi. Ma il segnale politico resta: la breccia aperta dalla grazia a Balogun ora invoglia tutti a bussare alla porta della commissione disciplinare.
Perché stavolta “non sarà dimenticato”
Il punto, per il Times, è che Infantino stavolta potrebbe aver esagerato. La FIFA ha risposto con un comunicato di 13 paragrafi per spiegare quanto siano “indipendenti” i suoi organi — senza però mai citare la conversazione con Trump. Ma la percezione è cambiata, e non solo per i tifosi delusi: perfino il Belgio, alla fine della partita, ha parodiato la “Trump dance” prendendo di mira lui e il sistema, con i giocatori americani ridotti a “danni collaterali”. La conclusione del Times è netta: la FIFA magari crede di averla fatta franca perché il Belgio ha vinto ed è stato evitato l'”asterisco” degli Usa ai quarti. Ma “questo non sarà dimenticato: il movimento di resistenza si sta mobilitando”. E, paradosso finale, il merito è proprio di Trump. Sullo sfondo resta la difesa di rito del presidente FIFA, che ha confermato la telefonata rivendicando l’indipendenza degli organi disciplinari.