“Aprì la porta e me la sbatté in faccia”: il ricordo terrorizzato di Walcott sul Capello commissario tecnico
Ospite del podcast di Wayne Rooney sulla BBC, l'ex stella dell'Arsenal ha raccontato ridendo l'episodio che da ragazzo lo paralizzò: bussò alla porta del ct per giustificarsi di una riunione saltata e se la vide chiudere in faccia, senza poter dire una parola.

Fabio Capello during the Galacticos Show - 21st Century Legends Showdown football match at Silesian Stadium in Chorzow, Poland, on April 25, 2026. (Photo by JPix/NurPhoto) (Photo by JPix / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Lo conosciamo come l’opinionista pacato che dallo studio Sky sentenzia su Guardiola e sulla Nazionale. Ma c’è stata un’epoca in cui Fabio Capello incuteva un timore reverenziale. A ricordarlo, ridendoci sopra ma ammettendo di esserne stato “terrorizzato”, è Theo Walcott, ospite del The Wayne Rooney Show sulla BBC.
Il racconto di Walcott
Siamo agli inizi dell’avventura inglese di Capello, ct dell’Inghilterra dal 2007 al 2017. Walcott ha appena 18 anni e commette il peccato capitale: salta una riunione tecnica. Il giorno dopo vuole scusarsi, ma viene avvertito. “Sono uno che vuole essere puntuale. Lui mi terrorizzava”, ha raccontato l’ex Arsenal. “Sono andato da John Terry e gli ho detto: ‘Devo parlare col manager, ho perso la riunione’. E lui: ‘No, io non lo disturberei'”. Walcott però ci prova lo stesso, e la scena diventa quasi comica: “Vado da lui, apre la porta e me la sbatte in faccia. Non ho nemmeno fatto in tempo a dire una parola”. A distanza di anni l’aneddoto gli è rimasto impresso come uno dei momenti più spaventosi della sua carriera in Nazionale.
Il pugno di ferro, marchio di fabbrica
La storiella è gustosa ma fotografa bene il metodo. Il Capello di quegli anni governava lo spogliatoio col pugno di ferro, e non con tutti finiva a sorrisi: lo stesso Walcott, in passato, ha definito il suo ex ct “freddo e clinico”, indicando proprio in quell’atmosfera di tensione una delle ragioni del flop inglese al Mondiale 2010, chiuso col 4-1 subito dalla Germania. Senza dimenticare che fu proprio Capello, a sorpresa, a lasciarlo fuori dalla spedizione sudafricana. È lo stesso uomo che con Cassano si infuriò per delle patatine fritte, che non le manda a dire su Guardiola “arrogante e presuntuoso” e che ancora oggi, da commentatore, bacchetta chi non sa farsi seguire dalla squadra. Severità, in fondo, è sempre stata la sua parola chiave. Anche a costo di sbattere qualche porta.