Il problema è Maldini, sconcertanti le sue due settimane da direttore tecnico della Nazionale
Il Corsera scrive quel che tutti pensano: "con Pirlo siamo oltre l'amichettismo. Malagò non può certo rimanere prigioniero di lui e di Pirlo".

Db Riad (Arabia Saudita) 18/01/2023 - Supercoppa Italiana / Milan-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Maldini
Viva il Corriere della Sera che fa a pezzi Maldini
Una statuta per Fabrizio Roncone, subito. Sul Corriere della Sera, bibbia di Milano, scrive chiaro e tondo quel che pensano tutti e cioè che il problema ha un nome e un cognome: Paolo Maldini. Che in queste due settimane – lo scriviamo noi – ha offerto il peggio di sé. O comunque un concentrato di sé sufficiente a far capire che non è l’uomo adatto alla Nazionale. Non si può fare il dirigente a furia di aut aut. Peraltro con un’ostinazione degna di miglior di causa rispetto all’assurda difesa di Pirlo un allenatore dimenticato da dio e dagli uomini e finito nella Serie B degli Emirati Arabi Uniti.
Sul Corriere della Sera Roncone sintetizza la questione:
“La metto giù semplice: se Malagò boccia Pirlo, Paolo Maldini si dimette dopo un minuto, forse meno. Il problema è lui, Maldini. Bisogna trovare il coraggio di scriverlo. E di dirglielo”.

“Le prime due settimane nel ruolo di direttore tecnico della Figc e di presidente del Club Italia, sono state — francamente — sconcertanti. L’ostinazione con cui continua a ritenere Pirlo il miglior commissario tecnico possibile per questa Nazionale tutta da rifondare, e che ha già saltato tre Mondiali, va oltre l’amichettismo. Maldini non considera Pirlo solo un suo caro amico (il che, già, vabbè). Ma anche una grandiosa soluzione, sia sul piano tecnico, sia su quello umano”.
La Nazionale non è casa Maldini
Non ci si comporta così, aggiungiamo noi. La Nazionale non è casa sua. Pirlo è indifendibile dal punto di vista tecnico. È palesemente inadeguato, lo dice la sua vita professionale. Poi, è ambasciatore della Russia di Putin. E ieri sera in un comunicato ridicolo, non ha minimamente accennato all’ipotesi di rompere l’accordo commerciale. Lui, come Maldini, ha il figlio che fa il procuratore calcistico anche se non è ancora iscritto all’albo. Qualcos’altro?

Maldini si dimettesse e se ne andasse. Francamente ci sono bastati quindici giorni per capire che i suoi detrattori al Milan tutti i torti non li avevano. Pirlo se lo portasse a casa sua, o nella squadra che fonderà con Leonardo.
Il Corriere della Sera, con Roncone, chiude così:
“Malagò ascolta, legge, riflette. Sa che per tutti era, e resta, l’unico in grado di rilanciare il calcio italiano. E che, ad appena 35 giorni dalla sua elezione, non può restare prigioniero di qualcosa o di qualcuno. Non certo di Pirlo (e, sia detto con rispetto, nemmeno di Maldini)“.