Vlahovic lascia la Juventus e il Giornale lo asfalta: “Le bandiere stanno nelle curve, non negli spogliatoi”

Dusan Vlahovic lascia la Juventus e il Giornale presenta il conto: "nel calcio moderno la gratitudine è un sentimento bellissimo, purché la provino gli altri".

Vlahovic lascia la Juventus e il Giornale lo asfalta: “Le bandiere stanno nelle curve, non negli spogliatoi”

Db Philadelphia 22/06/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Juventus-Wydad / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Dusan Vlahovic

L’addio tra Dusan Vlahovic e la Juventus si consuma nel modo più gelido: a parametro zero, senza rinnovo, con i bianconeri che restano col cerino in mano dopo averlo preso come centravanti del futuro. E sul Giornale, Filippo Tabacchi non fa sconti.

Vlahovic-Juventus: cosa scrive il Giornale

“La Juventus lo aveva preso come centravanti del futuro, lui se ne va come un inquilino a fine contratto, si saluta, gira le chiavi e lascia il conto sul tavolo. A zero, perché nel calcio moderno la gratitudine è un sentimento bellissimo, purché la provino gli altri. I tifosi chiedevano gol, lui ha dato poco, silenzi e trattative infinite. Non è il primo e non sarà l’ultimo: oramai le bandiere stanno nelle curve, non negli spogliatoi. E spesso costano meno”.

Nel suo pezzo, Tabacchi descrive un divorzio senza riconoscenza: la Juventus lo aveva preso come bomber su cui costruire, e lui se ne va come un inquilino a fine contratto — saluta, gira le chiavi e lascia il conto sul tavolo. A zero, perché nel calcio moderno la gratitudine è un sentimento bellissimo, ma soltanto quando a doverla provare sono gli altri. I tifosi chiedevano gol, Vlahovic ne ha dati pochi, in mezzo a silenzi e trattative infinite. E la chiusura è una sentenza sul nostro tempo: “le bandiere stanno nelle curve, non negli spogliatoi. E spesso costano meno”.

Le bandiere stanno in curva, non negli spogliatoi

Ed è proprio quella frase il punto. Perché Vlahovic non è il primo e non sarà l’ultimo: il calciatore-simbolo, l’uomo di un solo club, è una figura in via d’estinzione. Resta nei cori, nelle sciarpe, nei ricordi dei tifosi — non più negli spogliatoi, dove ormai si entra e si esce a fine contratto come da un appartamento in affitto. È lo stesso sentimento che spiega la nostalgia dei tifosi del Milan per Maldini, diventata una protesta di sistema: si rimpiange un’appartenenza che il calcio di oggi non produce più.

E ora? Il serbo è in rotta totale con la Juve, ha già avviato i contatti col Chelsea chiedendo 8 milioni d’ingaggio ed è finito pure nel mirino del Napoli di Manna. Si parte gratis ma si guadagna tanto: la verità è che le bandiere costano meno, sì, ma nessuno le vuole più tenere.