“Pause per bere, che barzelletta”: Becker smaschera i cooling break dei Mondiali

Anche Boris Becker entra nella polemica sui cooling break dei Mondiali 2026. La leggenda del tennis ha bollato su X le pause obbligatorie come "una barzelletta".

“Pause per bere, che barzelletta”: Becker smaschera i cooling break dei Mondiali

Le chiamano “cooling break” o “hydration break“, ma per molti restano solo pubblicità. Le pause obbligatorie introdotte dalla Fifa ai Mondiali 2026 continuano a far discutere, e al coro si è aggiunta una voce inattesa: quella di Boris Becker. Un suo post su X ha scatenato centinaia di commenti, costringendo l’ex numero uno del tennis a precisare il suo pensiero. “Bum bum”, verrebbe da dire, e non è un complimento alla Fifa.

“Che barzelletta”: Becker e i cooling break dei Mondiali

Poche parole, ma taglienti. “‘Pause per bere’, che barzelletta nello sport professionistico!!!”, ha sentenziato Becker, sei volte campione Slam, riferendosi alle soste regolamentari di circa tre minuti introdotte dalla Fifa. Una intorno al 30° e una intorno al 75°, pensate per far idratare i giocatori sotto caldo e umidità, ma anche occasione per un time-out tattico improvvisato con gli allenatori. Un malumore non isolato: in azzurro lo aveva già espresso anche Van Dijk, “non mi piace quando si va in pubblicità”.

 

Perché il paragone col tennis non regge, secondo Becker

Sotto il post, molti hanno ribattuto postando immagini dello stesso Becker mentre si riposava in panchina ai cambi campo: nel tennis le pause sono la norma, alla fine di ogni game dispari. L’ex campione tedesco non ha fatto un passo indietro, anzi: “Davvero incredibile quanto rumore abbia fatto il mio commento sulle ‘pause per bere’… Il paragone con il tennis non regge: noi giochiamo decisamente più a lungo e, in più, da soli (nel caso in cui qualcuno non l’avesse ancora capito). Le pause pubblicitarie sono ormai una realtà, benvenuti nel 2026…”. Il punto, per lui, non è il riposo: è a cosa servono quelle interruzioni.

Svizzera

Da cooling a “commercial break”: lo studio di El País

Non a caso queste soste sono state ironicamente ribattezzate “commercial break”. Verrebbero sfruttate dalle emittenti per inserire mini-spot rivolti a un bacino enorme di spettatori, gonfiando i ricavi dei diritti tv pagati alla Fifa. E il prezzo lo paga il gioco: uno studio del quotidiano spagnolo El País ha calcolato che nel 78% dei casi l’hydration break ha inciso sul copione della partita — un calo di pressione, la rottura di un equilibrio, un’inerzia ribaltata. Un altro tassello di quella che molti leggono come la definitiva americanizzazione del calcio: dalle cerimonie degli inni in salsa Super Bowl, a un torneo che Trump usa come evento politico, fino a una Fifa che da tempo insegue soprattutto i ricavi televisivi. Becker, a modo suo, ha solo chiamato le cose con il loro nome.