Svizzera-Italia 7-1, Gattuso in versione “iraniano” rischia l’espulsione dal Mondiale

Il Mondiale parallelo dell'Italia. Disfatta storica per inseguire il bel gioco, abiurato il catenaccio. Ora la Nazionale si gioca dignità e qualificazione con il Qatar

Svizzera-Italia 7-1, Gattuso in versione “iraniano” rischia l’espulsione dal Mondiale

Immagine prodotta con l'Ai

L’avevamo vista arrivare. In questa dimensione, e anche in quelle limitrofe. E’ arrivata dopo una settimana di travaglio esistenziale, con la Nazionale in preda ai morsi della filosofia – catenaccio o bel gioco? La disfatta epica, per forma e dimensioni. Svizzera-Italia 7-1. Stiamo cercando un sinonimo di Mineirazo che aderisca alla sventura nostrana: Losangelazo? Svizzeraizo? Non c’è onomatopea che da noi renda bene l’umiliazione storica. Diventerà un marchio d’infamia, un tatuaggio. Gli Azzurri come i pirati blu di Curaçao. A questo punto era meglio mandarci la Bosnia, ai Mondiali.

Il bruttissimo 1-0 dell’esordio col Canada aveva lanciato i primi caroselli precoci (si sa come vanno le feste, oggigiorno: vince chi festeggia prima, più forte, più a lungo). Ora è tutto fermo, sospeso, rarefatto.

È Gattuso o Iraniano, quello?

Il Paese era sveglio, impietrito, mentre Gattuso continuava ad agitarsi. Ma non urlava, come appena qualche giorno fa, “copri”, “scala”, “mordi”, “azzanna”. Gridava parole nuove. “Rotazioni!”, “Occupazione degli spazi!”, “Principi!”. A un certo punto ha scandito “ampiezza” nello smarrimento generale. Al primo cooling break è intervenuta l’Ice, l’antimmigrazione violenta di Trump. Temevano fosse Vincenzo “Iraniano” camuffato. Volevano deportarlo.

Vincenzo Italiano, allenatore. Attuale tecnico della Fiorentina

Embolo aveva appena segnato una tripletta, mentre Bastoni e Mancini facevano la morra cinese per chi dovesse fare lo scarico preventivo. Il dramma era già tale al 32’ del primo tempo. Mezzora appena per rimangiarsi il brutalismo dell’1-0 al Canada, il primo posto del girone, i sogni e le critiche. In una serata fetida come uno spogliatoio di Prima Categoria, mentre sugli spalti gli americani neutrali s’abbuffavano di pizza con l’ananas. Ma non aveva ancora le proporzioni della mattanza che sarebbe stata. Una pagina che farà giurisprudenza, psichiatria e forse anche un po’ di idraulica.

Dovevamo intuirlo quando Gattuso s’è presentato in panchina irriconoscibile: maglioncino a collo alto, occhialetti tondi alla Steve Jobs e in mano una tazza di tè matcha. Il risultato d’una rivoluzione maturata dopo le tante, eccessive, reprimende a mezzo stampa sul super-catenaccio dell’esordio. L’aveva detto, che avrebbe abiurato. L’ha fatto.

Cronaca d’una morte annunciata

Dovevamo capirlo quando dopo 6 minuti l’Italia batte una rimessa dal fondo, i difensori si scambiano quarantotto passaggi rasoterra tutti rigorosamente all’interno dell’area di Donnarumma e poi Mancini spariglia lanciandosi in dribbling verso la frontiera svizzera. Vargas cattura il pallone e tutti i nostri sogni di gloria. E’ l’1-0 che funzionerà da innesco psichiatrico.

Dopo il raddoppio di Embolo, bravo a sfruttare l’ammutinamento dei braccetti (“ho scelto la vita”, dirà poi Calafiori facendosi di eroina in zona mista), e il terzo gol – sempre di Embolo, su retropassaggio di Retegui, schierato da falso usciere – Gattuso aveva preso a ricalcolare, impallandosi. Bonucci l’aveva spento e riacceso, inutilmente.

La Svizzera evocava al massimo suggestioni di cioccolato e neutralità, mica di calcio totale.
Ex giocatori, ex allenatori, ex arbitri, ex umanità a vario titolo, tutti concordi: “La Svizzera è una squadra organizzata, ma se giochiamo da Italia…”. Non si è capito cosa significasse giocare da Italia, ma già sullo 0-3 a tutti è stato chiaro che forse sarebbe stato meglio giocare da Liechtenstein.

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Il resto andrebbe raccontato come un flusso di coscienza. La doppietta di Vargas su assist involontario di Jorginho mentre cerca di dettare i tempi a un guardalinee facendogli lo spelling. Kobel appisolato come Lotito in Parlamento. Il 5-0 di Aebischer, con i difensori ad incolparsi vicendevolmente fino a rintracciare al limite dell’area un’impronta di Sempio che avrebbe riaperto il processo. Il Mondiale dell’Italia come Garlasco. E che dire del rigore del 6-0 al minuto 65’, provocato da un fallo da tergo di Barella sull’arbitro, nel tentativo di eseguire la diagonale di copertura preventiva. O del 7-0, di cui non si hanno testimonianze dirette perché per pudore la regia internazionale aveva distolto lo sguardo delle 37 telecamere dello stadio di Inglewood. Uno snuff movie.

Le dimissioni abolite per decreto

Il gol della bandiera (bianca) al 92°. Su un rilancio a casaccio (l’unico della partita) di un esasperato magazziniere da bordo campo. Se nel tabellino leggete Raffaele Auriemma, ecco, è lui. E’ in quel momento che Gattuso si alza finalmente dalla panchina, si aggiusta gli occhialetti e assertivo commenta: “Avete visto l’occupazione della zona cieca? È questo il calcio che ci piace”.

L’Italia è ancora dentro al Mondiale, al bivio del Qatar: qualificazione o vergogna. Gravina si dice sereno: “Mi hanno appena rieletto col 247% dei voti, per fortuna le dimissioni sono state abolite dal decreto legge Abete-Abodi. Rino ha la mia stima immutata”.