Vincenzo Italiano è lo Steven Bradbury del Napoli: cadono tutti e lui vince l’oro
Inzaghi ha detto no per motivi fiscali. Il Milan ha deciso di tenersi Allegri. Sarri si è spaventato e tutto questo desiderio per lui non c'era. Ed ecco che Italiano si trova il traguardo davanti: è un uomo solo in gara

US Apolo Anton Ohno (L), Canadian Mathieu Turcotte (C) and South Korean Hyun-Soo Ahn crush into the bareer as Australian Steven Bradbury (in green) passes during the men's 1000m final short track race at the Olympic Ice Center, 16 February 2002 during the XIXth Winter Olympics in Salt Lake City. Four out of five finalists fell, leaving victory to Australian Steven Bradbury. Second placed US Ohno, third Canadian Turcotte. AFP PHOTO JACQUES DEMARTHON (Photo by JACQUES DEMARTHON / AFP)
La storia di Steven Bradbury è ormai leggenda. È il pattinatore australiano su cui la Gialappa’s ha vissuto per anni. La sua medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali del 2002 – a Salt Lake City – è una metafora di vita, una chiave per spiegare le radici profonde dell’esistenza. Finale dei mille metri di short track. In cinque in gara. Bradbury sa di non avere il passo degli altri, all’ultima curva è staccatissimo senza avere alcuna speranza. Ma poi accade l’impensabile. Nei metri finali i quattro si agganciano e cadono tutti. Lui quindi sopraggiunge dalle retrovie e va a vincere la medaglia d’oro probabilmente più incredibile della storia delle Olimpiadi invernali.
Uno dopo l’altro sono caduti i rivali di Vincenzo Italiano
La sua storia ci è tornata in mente osservando quel che sta avvenendo in questi giorni con il toto allenatore del Napoli. È di oggi la notizia della Gazzetta che un mese fa De Laurentiis ha contattato Simone Inzaghi che ha declinato l’offerta per motivi fiscali (avrebbe dovrebbe restituire sei milioni di euro al fisco saudita). Il presidente del Napoli sa da un mese dell’addio del tecnico salentino. Ed è il motivo per cui in tanti sono convinti che abbia l’asso nella manica da sfoderare magari domenica in occasione della partita con l’Udinese.

Ma noi rimaniamo alla cronaca. E la cronaca racconta che De Laurentiis avrebbe desiderato portare a Napoli Massimiliano Allegri o Maurizio Sarri. Allegri per settimane è stato considerato in uscita dal Milan anche in caso di qualificazione Champions. Adesso però le cose sono cambiate. Gerry Cardinale è rinsavito e ha capito che tra Allegri da un lato e Furlani e Ibrahimovic dall’altra, non c’è partita. E ha deciso di accontentare il primo. Fuori Furlani, emarginato Ibra. Addirittura si sta profilando il ritorno di Galliani nome caldeggiato da Allegri che non vuole più lavorare in un contesto che prova a intralciarlo e a metterlo in difficoltà con i calciatori (le telefonate di Ibra ai giocatori). Quindi, a meno di clamorose sorprese, Max resterà al Milan.
Sarri era solo una bella storia da raccontare
Poi c’è il capitolo Sarri. Che è stata soprattutto una bella storia da raccontare. Gratta gratta, nessuno era convinto. Non Adl che comunque non ha mai avuto grande feeling con l’allenatore toscano che venne in città a fare il capo-popolo contro di lui. Non Sarri che teme fortemente il ritorno in un contesto in cui il secondo posto è considerato un fallimento. Avrebbe dovuto confrontarsi con due fantasmi: il Napoli di Conte e il Napoli di Sarri gioiosa macchina da guerra (la citazione occhettiana non è casuale visto che non ha vinto nulla). E alla fine ci si è resi conto che nemmeno i tifosi del Napoli lo avrebbero voluto a parte qualche resistente nostalgico.

Vincenzo Italiano come Steven Bradbury: un uomo solo in gara e quindi al comando
Quindi resta Italiano il Bradbury della panchina del Napoli. Che però non è uno scarto. È sempre piaciuto a De Laurentiis. È un allenatore che ha fatto bene in ogni squadra. Risponderebbe alle presunte esigenze di bel gioco da parte dei napoletani. Certo ha una fase difensiva piuttosto disinvolta. E prendere tre gol a Napoli non è come prendere tre gol a Bologna. Qui le conseguenze sono diverse. Bisogna verificare se abbia le spalle larghe per resistere al rumore di fondo della città. È un aspetto su cui il presidente del Napoli dovrà riflettere. Al momento, però, sembra essere rimasto solo lui sulla pista di short track che conduce alla panchina azzurra. Non sarebbe la prima volta. Anche Maurizio Sarri, quando arrivò nel 2015, fu la quarta scelta e poi si rivelò una decisione perfetta che quasi portò allo scudetto.