Le parole chiave di Italiano: rischio, stressare e attacco diretto
La tesi di Coverciano, il divieto assoluto di difendere bassi e la promozione culturale del rischio. De Laurentiis se ne innamorò quando sconfisse il Napoli di Gattuso

Db Bologna 03/02/2026 - campionato di calcio serie A / Bologna-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano è un personaggio proprio particolare. Negli ultimi anni, abbiamo letto più volte il suo nome accostato al Napoli, praticamente dalla sua prima stagione in Serie A sulla panchina dello Spezia. Il tecnico siciliano (di origini ma è nato in Germania) è indubbiamente promettente e di esperienza, ormai, ha avuto modo di accumularne parecchia tra Firenze e Bologna. Ma la vera domanda è: sarà davvero lui l’uomo giusto per raccogliere la pesantissima eredità di Antonio Conte?
Questa volta potrebbe toccare davvero a lui. Italiano piace da sempre a Aurelio De Laurentiis che entrò nello spogliatoio dello Spezia per complimentarsi dopo la vittoria sul derelitto Napoli di Gattuso. È un amore antico, mai nascosto, un pallino presidenziale che ciclicamente torna di moda.
La filosofia di Vincenzo Italiano
Nel Vangelo secondo Vincenzo Italiano ci sono frasi e parole chiave che danno il senso del Verbo-Italiano. Concetti come “Tutti registi”, “Stressare”, “Abitudine”, “Adattabilità”, ma soprattutto “Pensiero unico granitico e inattaccabile”, “Attacco Diretto” e “Rischio”. L’assioma di base è uno solo: l’attendismo non fa per lui. Sono questi i paletti sui quali il tecnico ha fondato la propria carriera e la tesi di Coverciano presentata nella stagione 2019-20 (al n°1 Renzo Ulivieri, dal titolo evocativo “Passaggio calciatore-allenatore, cosa ricordarsi e cosa mettere nel cassetto”).
Leggendo quelle 80 pagine si capisce tutto delle sue squadre: gruppi assatanati sin dalla trequarti avversaria, pressing feroce, pressante e strangolante. Scriveva Italiano: “Non mi piace avere una squadra attendista o con un baricentro molto basso, così come non mi piace subire ripetutamente il dominio avversario. Questo richiede un grande spirito di sacrificio, coraggio e non timore da parte della linea difensiva nello stare alta”.
Con lui la squadra sale di dieci metri, pressa per la riconquista immediata e accelera in verticale. “In transizione negativa, l’obiettivo è recuperare il pallone più velocemente possibile”.
Tutti registi e tanto rischio
Il vero dogma di Italiano è il rischio. Il suo attacco diretto promuove la cultura del rischio: si gioca per vincere, non per evitare di perdere. Non c’è l’ossessione di conservare il pallone a tutti i costi in modo sterile. Ma il passaggio più affascinante, soprattutto per una piazza come Napoli storicamente legata a un singolo faro di centrocampo (da Jorginho a Lobotka), è la teoria dei “Tutti registi”.

Da ex centrocampista, Italiano soffriva la mancanza di alternative quando la fonte di gioco principale veniva “gabbata” dagli avversari. La sua soluzione da allenatore? “Ritengo fondamentale che i calciatori che alleno siano (o diventino) tutti registi, indipendentemente dal ruolo”. Per farlo, il tecnico deve “stressare e abituare il cervello dei calciatori”, creando un apprendimento continuo.
I talloni d’Achille delle squadre di Italiano
Ovviamente, non è un sistema perfetto. Ma questo lo sappiamo già. L’analisi cruda ci dice che i punti di forza (scambi continui sulle fasce, verticalità estrema, centrocampo dinamico) si scontrano con dei difetti congeniti: se la palla non gira velocemente, la squadra fatica a sfondare centralmente, spesso pecca di lucidità sotto porta e, inevitabilmente, l’alzarsi costante dei terzini espone a rischi sanguinosi in contropiede se le coperture a centrocampo saltano.
Quello di Italiano è un calcio totale, coraggioso, che non ammette pause o cali di tensione. Dispendioso, ma potenzialmente affascinante. De Laurentiis lo osserva, ne apprezza il coraggio e la follia calcolata. Continuerà ad apprezzarlo anche da allenatore del Napoli?