L’Ezio Simonelli Late Show: non è calcio, è stand-up comedy

I cervelloni della Nasa, la stima di Binaghi, il mercato d'Oriente: l'intervista al Corsera del Presidente della Serie A è pura avanguardia

L’Ezio Simonelli Late Show: non è calcio, è stand-up comedy

Db Riyadh 18/12/2025 - Supercoppa Italiana / Napoli-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Ezio Simonelli

L’Ezio Simonelli Late Show potete leggerlo integrale sul Corriere della Sera (qui gli estratti salienti). E’ un pezzo di velavevodettismo a posteriori da grande tradizione italiana. Il Presidente della Lega Serie A, ora che gran casino derby-Internazionali è filato via liscissimo, gonfia il petto d’orgoglio e rinfaccia (evidentemente anche a se stesso) pensieri, parole, opere e omissioni per sua colpa ma anzi no: la colpa alla fine era tutta nostra, miscredenti che non siamo altro.

Il cervellone della Serie A

Andiamo con ordine. Tanto per cominciare Simonelli dice che “Non c’è stato da parte nostra un errore di programmazione. Respingo con fermezza il sospetto”. Era stato lui stesso, in verità, a confessare di non aver pronosticato l’impronosticabile Lazio in finale di Coppa Italia (sbattendoglielo in faccia, a quei poveretti, un attimo prima che l’Inter li prendesse a pallate). Ma l’errore di programmazione non poteva essere mica tale, perché – dice – “quando compiliamo il calendario usiamo un software super sofisticato (utilizzato anche da Ligue 1, Liga, Nfl e Nba) in cui immettiamo circa 400 vincoli non solo sportivi ma anche territoriali”. Sospettiamo che il suddetto cervellone della Nasa avrebbe sopportato anche il vincolo 401: non programmare il derby di Roma nel weekend della finale degli Internazionali. Ma Simonelli i sospetti nostri li respinge con fermezza.

Sfriziona sul presidente della Regione Lazio Rocca (“Lo invito a parlare di argomenti che conosce. La verità è che tutti cercano visibilità attraverso il calcio, lo capisco”) e poi fa una lezione di pseudo-economia for dummies a Maurizio Sarri, che voleva boicottare il derby a ora di pranzo (sì, certo, come no…): “Forse gli sfugge che il programma delle partite dipende soprattutto dalle tv, le cui esigenze non si possono testardamente contestare visto che forniscono i proventi per pagare gli stipendi di allenatori, calciatori e di tutto il sistema. (…) “Peraltro l’orario delle 12.30 in Italia è l’unico slot possibile per catturare spettatori in Oriente. È facile pontificare quando non si conoscono le cose nel dettaglio”.

Maurizio Sarri

Ma quale audience d’Oriente

Simonelli pontifica prestando il fianco ai dettagli, però. Perché la retorica dell’audience d’Oriente è ormai un cliché disinnescato dalla realtà. Angelo Carotenuto nella sua newsletter Lo Slalom è andato a rivedersi che partite la Serie A ha lanciato nello slot della domenica alle 12:30 per catturare i poveri appassionati d’Oriente. E scrive che “la serie A è andata a caccia del pubblico di Tokyo e di Pechino mettendo in campo Inter e Juventus una volta sola. Una volta sola anche il Napoli. Con il Milan hanno esagerato: tre. Mentre la Premier League 24/25 ha fatto giocare più spesso di tutte il Manchester City e l’Arsenal [5 volte e 4 volte], mentre quest’anno si sono viste cinque volte il Chelsea e il Manchester United, quattro volte il Manchester City, la Lega di Ezio Simonelli ha fatto concorrenza in quella fascia oraria al campionato inglese con 7 partite del Sassuolo. A Tokyo usciranno pazzi per Pinamonti, chi lo sa, chi lo può sapere. E poi 6 del Torino, 5 del Verona, 5 del Lecce, 5 del Genoa, 4 dell’Udinese, 4 della Cremonese, 4 del Parma. I Marco Polo della Lega sono andati sulla via della seta mettendo alle 12.30 Cremonese-Lecce – terzultima e quartultima – sia all’andata sia al ritorno. Per forza che nell’intervista Simonelli deve adoperare il verbo catturare. Se non li catturi, se gli spettatori non li fai proprio prigionieri fisicamente, quando le guardano le partite di mezzogiorno in serie A”.

Da metafisica della percezione, poi, il passaggio sui rapporti calcio-tennis. Simonelli dice che tra lui e Binaghi “c’è stima reciproca”. Qui, per i feticisti del genere, c’è il passaggio in cui Binaghi dice che non avrebbero certo spostato la finale di Sinner “perché un imbecille ha organizzato il calendario del calcio coi piedi”. La stima, quella reciproca.

“Ci vuole rispetto per il calcio e per i professionisti che ci lavorano”, aggiunge infine Simonelli. Certo, il tennis ha Sinner, “ma il calcio è un’altra cosa, domenica a Milano c’erano in giro 400 mila tifosi che festeggiavano pacificamente”. Si riferisce alla civilissima festa per lo scudetto dell’Inter. Il calcio, si sa, è un’altra cosa.