“Ci vado o non ci vado, al derby? Questo è il problema”: il dissidio shakespeariano di Sarri

Aveva minacciato di disertare nel caso avessero confermato Roma-Lazio a ora di pranzo, e ora tutti lo aspettano al varco. Ora, per non sbagliare, sta zitto

“Ci vado o non ci vado, al derby? Questo è il problema”: il dissidio shakespeariano di Sarri

“No veramente non mi va, ho anche un mezzo appuntamento a Ponte Milvio con gli altri. Senti, ma che tipo di partita è, non è che alle 17 state tutti a guardare Sinner, io sto buttato in un angolo, no… ah no: se si gioca non vengo. No, no…allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una panchina di profilo in controluce, voi mi fate: “Maurizio vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”. Vengo! Ci vediamo là. No, non mi va, non vengo, no. Ciao”. 

E ora Sarri che fa?

In queste ore Maurizio Sarri sta vivendo un dissidio interiore che il Nanni Moretti di Ecce Bombo al confronto era serenissimo. E’ un dissidio di rinfaccio a mezzo stampa. Perché l’allenatore della Lazio (come spesso, in passato) non si fa molti problemi a promettere impegni di principio salvo poi trovarsi impegolato nella pragmatica realtà. Aveva detto che è “assurdo giocare un derby alle 12.30 di fine maggio”, e che “fossi il presidente, non presenterei la squadra”, ha detto Sarri. “Tanto per noi è uguale a questo punto, prendiamo un punto di penalizzazione e via“. E ora che la Prefettura ha ceduto ai ricatti della Serie A e degli ultras, un po’ tutti si stanno provocatoriamente chiedendo: e ora Sarri che fa? Ne scrivono per esempio Repubblica e Gazzetta dello Sport, ma non sono gli unici. E’ una reazione banale: Sarri mi hai provocato? E mo me te magno.

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L’opzione nucleare

L’opzione nucleare dicono sia ancora sul tavolo: arrivare in panchina, salutare Gasperini, dare le ultime istruzioni e tornarsene negli spogliatoi. Teatro puro. C’è di base che la Lazio reclama un diritto al rinvio al lunedì: ha giocato la finale di Coppa Italia contro l’Inter mercoledì sera. Il regolamento lo prevede. Eppure la decisione finale – presa dopo una drammatica trattativa (chiamiamola così) e un pilatesco intervento del Tar – ha sentenziato che si giocherà domenica, a mezzogiorno invece che alle 12:30 (sempre che non intervenga il Vaticano, nel frattempo; ormai vale tutto).

Sarri nel frattempo ha preannunciato un tattico silenzio stampa pre e post derby. Tecnicamente è una violazione degli accordi contrattuali tra club e broadcaster: la multa, in quel caso, la pagherebbe la società. Pare il minimo sindacale, nel caos degli ultimi giorni. A Formello sono ragionevolmente convinti che Sarri alla fine non diserterà. Non era in panchina nella finale di Coppa Italia per squalifica, non si darà un’altra assenza in una partita così. Ha chiamato questa “la stagione più difficile della carriera”, il finale non poteva che essere a tema. Resta l’immagine molto shakespeariana di Sarri devastato dal dubbio – ci vado o non ci vado? Questo è il problema – col teschio del calcio italiano in mano.