Avere i migliori, “usarli” e poi vederli scappare via: è lo sport di Napoli (di una parte di Napoli)

Una parte della città odia i vincenti e quindi Conte. Quella che oppone strenua resistenza alla cultura del lavoro e alla disciplina sportiva

Avere i migliori, “usarli” e poi vederli scappare via: è lo sport di Napoli (di una parte di Napoli)

Mg Napoli 23/05/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Non sappiamo quali delle tante cause hanno determinato la scelta di Conte. Sicuramente c’è il peso di una città, o almeno di una parte di essa, che odia i vincenti. In fondo un napoletano per esserlo ha due possibilità: o vive all’estero o deve scappare prima di essere triturato.

Ci sono analogie profonde su come sono arrivati negli anni i quattro scudetti del Napoli. Maradona arrivò in una squadra che a stento riusciva a salvarsi dalla serie B. L’ha portata dove sappiamo nel mondo e poi sappiamo pure come è dovuto scappar via da Napoli. Spalletti è arrivato in una stagione dove le contestazioni erano più forti degli applausi, vince e se ne va in una dinamica molto diversa intuendo, però, alcuni aspetti di questo ambiente.

Maradona

Il calcio a Napoli non è sganciato dai meccanismi della vita civile.

Antonio Conte, uno degli allenatori più forti al mondo, ha ripreso squadra e società dal baratro post- terzo scudetto: ha portato una mentalità vincente, ha vinto scudetto e Supercoppa. Risultato? L’odio di una parte dell’ambiente. Il calcio a Napoli non è sganciato dai meccanismi della vita civile. Ci sono, ormai, troppi “faccio cose vedo gente” che si trasformano in maître à penser della politica o del calcio, sfaticati, improvvisati che di fronte alla cultura del lavoro e alla disciplina sportiva hanno opposto strenua resistenza. Antonio Conte ha compreso che è molto difficile proporre questa cultura in questo ambiente da cui sono usciti getti di veleno fino a tentare di scalfire la sua vita privata. Eppure di questa cultura chi verrà potrà solo giovarsene, come già disse Max Allegri alla Juventus nel 2014.

Avere i migliori, “usarli” e poi vederli scappare via è uno sport tradizionale della “napulitaneria” che consuma tutto e tutti. Se torna Sarri non tornerà il “sarrismo” che ha fatto divertire e ha relegato in una comfort zone i perdenti di successo. Chiunque sarà, sedendosi su quella panchina, potrà solo ringraziare Antonio Conte da Lecce come farà gran parte della tifoseria e chi ama il calcio.