Il calcio ringrazi che Binaghi ancora non si è preso l’Olimpico per darlo a Sinner

La figuraccia della nebbia pirotecnica della Coppa Italia che interrompe il tennis è un'allegoria perfetta: il calcio non è capito che oggi è Sinner il nazional-popolare

Il calcio ringrazi che Binaghi ancora non si è preso l’Olimpico per darlo a Sinner

Roma 31/01/2024 - conferenza stampa Jannik Sinner / foto Image Sport nella foto: Jannik Sinner-Angelo Binaghi

Stia attento, il calcio. E ringrazi, pure, che a Binaghi non è ancora saltato in mente di regalare l’Olimpico a Sinner. Di usucapirlo per manifesta superiorità, sua e del suo sport. Non sarebbe una bestemmia. Ultimo riempie gli stadi… Geolier. Negli Stati Uniti sporzionano impianti mastodontici come torte nuziali per infilarci a volte il tennis a volte il football americano, persino la Formula Uno.

Il calcio italiano: screanzato, ineducato, caciarone. Che festeggia coi petardi di Stato (quelli vietati alla gente comune, of course) e invade il Foro Italico di quei fumi mefitici. L’Italia è proprio bella così, perché si piega sempre, in un modo o nell’altro, ai suoi cliché. Ne giustifica il senso e l’abuso. In una coazione a ripetere drammaturgica.

La puzza sotto al naso

Nel giorno in cui la Prefettura fa (con stenti abbastanza svilenti) lo Stato, e tratta con la Lega prima di rimbalzarli verso il Tar che a sua volta li rimbalzerà, il calcio risponde metaforicamente con una cortina di nebbia puzzolente. Scesa per giunta a interrompere l’eroica nottata di un altro italiano a cui stranamente non abbiamo ancora rinfacciato il non-esserlo del tutto (dall’Argentina al Sud Tirol, c’è sempre un oriundismo patologico nascosto in qualche anfratto del pregiudizio identitario). Una coreografia felliniana del passaggio di stato in atto: il calcio con i suoi riti e le sue incrostazioni in picchiata, e il tennis lì di fianco, col miglior giocatore del mondo – italiano – a trainare una macchina da soldi. In una prossimità fastidiosa, una coabitazione difficile per percezione sensoriale: la foschia dei botti negli occhi, il fetore nella gola.

Il demi-monde tra calcio e tennis

In poche centinaia di metri è riassunto quel demi-monde che parla due lingue senza capirne mezza. Il calcio imbarazzante gestito con un pressapochismo agonistico, con Simonelli capace di motivare il caos-derby così: “Si poteva pensare a questa sovrapposizione, ma allora mancavano elementi come la contemporaneità di cinque gare e la finale di Coppa Italia della Lazio”. Per poi autorizzare lo spettacolo pirotecnico della Coppa Italia che avrebbe affumicato Roma Nord, incuranti del torneo in corso. Ci si poteva pensare prima, certo. Ma perché prendersi la briga di farlo.

La Lega Serie A che ricorre ai tribunali amministrativi invece di prendere atto del provvedimento di una Prefettura e adeguarsi – in dignitoso silenzio – fissando ufficialmente ben quattro partite con logistica sospesa, ci tiene evidentemente molto a sovraccaricare il suo brand di istituzione sgarrupata. La bruma chimica che acceca l’occhio di falco ne è una allegoria perfetta. Bastava sentire i commenti di Elena Pero e Paolo Bertolucci in diretta dal Foro Italico, a rappresentare l’indignazione (scicchissima) d’un popolo letteralmente con la puzza sotto al naso: è Sinner quello nazional-popolare, oggi. Il calcio con la sua semantica da Io speriamo che me la cavo camuffata da termini esoterici tipo “condizionalità” o l’endofederale di Graviniana memoria, ormai si parla addosso. Senza capirci più niente.

Altro che tetto del Centrale, se Binaghi alza lo sguardo e mette nel mirino l’Olimpico l’anno prossimo la finale di Coppa Italia la giocano al campo 14. Sarà inclusa nel biglietto ground.

Deve la sua carriera nel giornalismo ad una professoressa del liceo che per ovvi motivi si è poi data alla clandestinità.

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