Gli Internazionali di Roma valgono un miliardo di euro (addio calcio, insegna agli angeli a fare i calendari)

L'analisi della Gazzetta dello Sport: in Italia il tennis è una macchina da soldi, e il torneo romano ne è il vettore principale. Nel 2002 fatturava 6 milioni, quest'anno 90

Gli Internazionali di Roma valgono un miliardo di euro (addio calcio, insegna agli angeli a fare i calendari)

Italy's Jannik Sinner smiles to coach after winning against Austria's Sebastian Ofner during the ATP Rome Open tennis tournament at Foro Italico in Rome on May 9, 2026. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

C’è un numerino che racconta meglio di qualsiasi altro la metamorfosi degli Internazionali di tennis, il Masters 1000 in corso a Roma: sei milioni di euro di fatturato nel 2002, novanta stimati quest’anno. Quindici volte tanto, in vent’anni. Il torneo di Roma non è più una bella settimana di tennis con la fontana dell’Acqua Acetosa sullo sfondo. È un asset. Un crown jewel, direbbero i banchieri d’affari, e il gergo finanziario che usa la Gazzetta dello Sport nella sua analisi economica, non è esagerato: i recenti passaggi di proprietà dei Masters 1000 di Madrid e Miami a una holding americana per oltre un miliardo di dollari certificano la caratura economica globale di questi eventi. La Federtennis e Binaghi lo sanno, tanto che la Fitp ha tentato di partecipare all’asta per rilevare la licenza madrilena. Un colpo andato a vuoto, ma rivelatore di un’ambizione che fino a dieci anni fa sarebbe sembrata fantascienza.

Il torneo appartiene alla Federtennis

A differenza delle Atp Finals di Torino gli Internazionali sono proprietà permanente della federazione italiana, protetta da una licenza trentennale vincolata al rispetto di standard infrastrutturali precisi. Questo spiega i sessanta milioni stanziati per coprire il Campo Centrale entro il 2028, trasformandolo in un impianto polifunzionale capace di ospitare diciotto discipline e generare ventidue milioni di ricavi aggiuntivi all’anno. Non è mecenatismo sportivo. È un investimento industriale, diventato negli anni un vero e proprio tormentone.

I numeri, dicevamo. Quelli della stagione corrente che riporta la Gazzetta sono impressionanti. La biglietteria vale 35,5 milioni, con una crescita del 1.765% dal 2005, e un record di 43.000 biglietti venduti in un solo giorno. Il settore commerciale genera altri trenta milioni grazie a trentotto partner, con BNL BNP Paribas come title sponsor. I diritti televisivi, gestiti da Atp Media – di cui la FITP detiene l’8% – portano ulteriori quindici milioni. Per tutto il resto c’è Jannik Sinner. Peccato che il calcio, chiuso nel fortino della sua pretesa superiorità, non se ne renda conto, facendo collezione di figuracce.

A Roma i giocatori “guadagnano troppo”

Su questo successo pesa però una controversia strutturale, ricorda la Gazzetta. La regola Atp del 50-50 impone la ripartizione degli utili netti con i giocatori: a Roma, tra montepremi e profit-sharing, i tennisti incassano tra i venti e i venticinque milioni, circa il 25% del giro d’affari totale. Una percentuale che Binaghi continua a definire iniqua al contrario, sottolineando che gli Slam ne riconoscono ai giocatori appena il 13-16%, reinvestendo il surplus nei propri vivai nazionali. E’ la grande battaglia sindacale di questo periodo. Ed è la geopolitica del tennis globale: Wimbledon, Roland Garros, Us Open e Australian Open operano sotto regole diverse, con un vantaggio competitivo che Binaghi vorrebbe smontare.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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