“Sinner è troppo perfetto per essere italiano”, Serena contro Mazza scatena l’ennesimo polverone identitario
Serena pubblica un articolo dell'ex direttore del Tg2 un po' ironico (si spera) sui social, e attacca: "Usi il singolare, io sono diverso da lei". Cucchi si accoda

Italy's Jannik Sinner wipes his face between the games against Serbia's Novak Djokovic during their men's singles semi-final match on day thirteen of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 31, 2026. (Photo by Martin KEEP / AFP)
E’ scoppiato un nuovo polverone sul tormentone mai esausto Sinner-italiano-ma-anche-no. È una storia che di solito viene fuori quando Sinner perde, cioè praticamente mai negli ultimi due anni. Stavolta l’ha tirata fuori con una certa virulenza Aldo Serena su X..
Un polverone nato dall’articolo su L’Arena
In estrema sintesi: Mauro Mazza, ex direttore del Tg2, ha scritto una sorta di editoriale su Sinner sul quotidiano veronese L’Arena, uscito sabato scorso. Mazza scrive che secondo lui Sinner è poco italiano, ma non tanto per le sue origini altoatesine o per la sua residenza a Monte Carlo (vecchi cavalli di battaglia di un movimento anti-Sinner ormai estintosi nella celebrazione del campione), quanto per il fatto che – secondo Mazza – sarebbe troppo “perfetto, troppo diverso per sentircelo vicino”. Freddo, distaccato, eccetera eccetera. Un articolo non proprio brillante (eufemismo) ma anche abbastanza innocuo. E invece Serena l’ha presa malissimo:
Caro @MauroMazzaRai usi il singolare e non il plurale, abbia il coraggio delle sue azioni e non ci coinvolga. Io non sono come lei e mi stupisco che un uomo, un giornalista che ha fatto parte del servizio pubblico abbia un pensiero così gretto. pic.twitter.com/Q2YqEYK6Bt
— Aldo Serena (@Aldito11) April 20, 2026
Se scorrete i commenti sotto il post c’è anche quello di Riccardo Cucchi, che scrive: “Grazie Aldo” Hai scritto anche per me”.
L’articolo incriminato
Notevoli alcuni passaggi dell’articolo in questione. Mazza tira dentro – non sappiamo se per ironia maldestra o proprio seriamente – l'”italiano vero come quello della canzone di Totò Cutugno”. Fa un paragone con Berrettini (lui sì che sa la gode, il sottotesto) e conclude che Sinner “non è nemmeno come ci piacerebbe diventare strofinando la lampada di Aladino. In fondo, ci piacciono anche i nostri difetti per quell’alchimia tutta italiana che tiene assieme colpi geniali e clamorosi errori”. Ah, scrive anche che se gli italiani diventassero come Sinner sarebbero “più tristi”. Basterebbe questo per giudicare il pezzo come comico. Invece no: polemica, accuse incrociate, polverone. Ormai un classico.