Panatta: “La dedizione maniacale di Sinner potrebbe essere controproducente. Alcaraz gode di più della vita”
Nell'intervista al Messaggero, ha sottolineato che la dedizione dell'altoatesino potrebbe essere pagata alla lunga. Ha anche parlato della differenza tra tennis e calcio: "Nel tennis guadagni solo se vinci, molti calciatori ricevono uno stipendio milionario anche stando in panchina".

Italy's Jannik Sinner (R) embraces with Spain's Carlos Alcaraz after winning the Monte Carlo ATP Masters Series Tournament final tennis match on Court Rainier III at the Monte-Carlo Country Club in Roquebrune-Cap-Martin, south-eastern France on April 12, 2026. Valery HACHE / AFP
Adriano Panatta ha lanciato una provocazione che merita di essere raccolta. In un’intervista al Messaggero, l’ex tennista ha detto una cosa che nel mondo dello sport professionistico suona quasi eretica: la felicità potrebbe contare più della dedizione.
Il bersaglio, neanche troppo velato, è Jannik Sinner. Secondo Panatta, la dedizione “maniacale” dell’altoatesino potrebbe rivelarsi controproducente nel lungo termine, perché Alcaraz “sembra godere maggiormente della vita sia dentro che fuori dal campo.” In pratica: Sinner è una macchina perfetta che rischia di bruciarsi, Alcaraz è uno che si diverte e per questo durerà di più.
Il tennis di ieri e di oggi
“Non so se oggi mi ritroverei in questo tennis super professionistico e anche un po’ maniacale” ha dichiarato l’ex tennista. E’ cambiato anche il modo di fare tattica, anche perché la pallina prima viaggiava più lentamente. E se oggi Alcaraz è considerato “piccolino”, oggi ci sono tennisti di due metri che tirano a più di 200 all’ora.
Il parallelo con Borg
Panatta si è paragonato a Borg — e la scelta non è casuale: “Pensavo di poterlo battere e qualche volta è successo, poi magari perdevo contro più deboli. Tra le mie qualità non c’è mai stata la continuità.” Sta dicendo che il talento puro, quello che si accende e si spegne, è diverso dalla costanza robotica. E che nel lungo periodo non è detto che vinca il robot.
Il confronto tra calcio e tennis e il duello Sinner-Alcaraz
Panatta ha anche sottolineato le differenze che ci sono tra il tennis e il calcio: “Nel tennis sei solo, non c’è un allenatore che ti mette in campo. Se hai talento, cresci con il confronto con gli altri. In Serie A i troppi stranieri impediscono questo processo“. “Nel tennis guadagni solo se vinci, molti calciatori continuano a ricevere uno stipendio milionario anche se stai in panchina. Beati loro“.
Infine, su Sinner e Alcaraz e il loro continuo alternarsi da numero uno al mondo, l’ex tennista ha sottolineato che la dedizione dell’altoatesino, alla lunga, potrebbe essere penalizzante sulla “felicità” dello spagnolo, che invece pensa a godersi maggiormente la vita dentro e fuori dallo sport.
Ha ragione?
La provocazione è affascinante ma va presa con le pinze. Sinner ha vinto uno Slam a 22 anni e domina il ranking da due stagioni con una continuità che Panatta, per sua stessa ammissione, non ha mai avuto. Dire che la sua dedizione è un limite suona un po’ come il discorso di chi ha avuto talento da vendere e non l’ha mai sfruttato fino in fondo — e lo sa.
Detto questo, il punto sulla felicità non è banale. Nel tennis, dove sei solo in campo e ogni torneo dura una o due settimane, la tenuta mentale si mangia tutto il resto. Se Alcaraz arriva in campo più leggero, più libero, meno ossessionato dal risultato, quello è un vantaggio reale. Lo abbiamo visto al Roland Garros, dove lo spagnolo ha giocato come se stesse facendo un favore al pubblico. Sinner, nello stesso torneo, sembrava portarsi addosso il peso di un intero Paese.
Panatta ha ragione su una cosa: a lungo andare, chi si diverte resiste meglio di chi si consuma. Il problema è che Sinner, per ora, non mostra segni di consumo.