Sinner e la doppietta Roma-Parigi, ci è già riuscito Panatta nel 1976 e Jannik vuole eguagliarlo

Dal Corsera. "Alcaraz sarà assente. Sono anni che lo spagnolo programma i tornei su terra, senza riuscire a percorrerli tutti: nel 2022 si è ritirato da Roma, nel 2023 da Montecarlo, nel 2024 da Montecarlo, Barcellona e Roma, ora da Madrid"

sinner alcaraz

Torino 16/11/2025 - Atp Finals / Image Sport nella foto: Jannik Sinner-Carlos Alcaraz

Sinner e Alcaraz sono praticamente diventati il metro con cui si misura il tennis contemporaneo. Ogni loro vittoria, ogni assenza, ogni infortunio, ogni torneo saltato finisce per spostare il racconto da una parte o dall’altra. Oggi il racconto tende verso Sinner per l’assenza dello spagnolo a Madrid a Parigi. Alcaraz, nei numeri assoluti, resta ancora avanti per titoli dello Slam: ne ha vinti più di Sinner, e soprattutto ha già lasciato il segno su tutte le superfici con una precocità quasi sfacciata. Sinner ha vinto 27 titoli in carriera, mentre Alcaraz ne ha vinti 26; sugli Slam, però, lo spagnolo resta avanti in modo netto, 7 contro 4. Nei Masters 1000 sono pari a quota 8, mentre Sinner ha un vantaggio nelle Atp Finals, 2 titoli a 0. Alcaraz resta davanti di pochissimo: 15 a 14.

L’assenza di Alcaraz da Roma e Parigi toglie dal tabellone l’avversario più ingombrante, quello che negli ultimi due anni gli ha negato il Roland Garros nei momenti decisivi. Non per questo un’eventuale vittoria di Sinner varrebbe meno. E allora la doppietta Roma-Parigi diventa qualcosa di enorme: non solo un’occasione tecnica, non solo una possibilità statistica (eguagliare Panatta, che li vinse di fila nel 1976), ma il modo più netto per spostare il centro della rivalità.

Sinner può eguagliare Panatta, che vinse a Roma e a Parigi nel 1976

Il Corriere della Sera avanza una proposta per delineare la differenza – con una parola – tra Sinner e Alcaraz: pervicacia, o meglio obstinación. Da una parte Sinner, ossessivo nel non ripetere gli errori, dall’altra Alcaraz, più istintivo, quasi disposto a perdersi pur di restare fedele alla propria natura.

In questo scenario, ovvero, nell’assenza di Alcaraz a Madrid e a Parigi, la palla passa a Sinner, tornato numero uno e padrone del proprio destino, chiamato ora a sfruttare un momento favorevole senza lasciarsi distrarre da discorsi sull’assenza del rivale. Il Corriere sottolinea come l’italiano mantenga il suo approccio pragmatico, rifiutando qualsiasi lettura riduttiva delle vittorie senza Alcaraz: nel tennis, chi non c’è ha sempre torto. L’orizzonte si alza così verso un obiettivo storico, la doppietta Roma-Parigi, che manca a un italiano dai tempi di Adriano Panatta nel 1976.

L’obiettivo è chiaro: stabilizzare il rendimento e proseguire la striscia nei Masters 1000, approfittando anche dello stop di Alcaraz. Intanto lo stesso Sinner osserva da vicino i nuovi talenti emergenti, come Rafael Jodar, simbolo della continua produzione spagnola. Infine, il Corriere allarga lo sguardo ai rivali: Novak Djokovic resta una minaccia credibile in ottica Roland Garros, forte di un percorso più leggero rispetto agli altri top player, mentre Alcaraz esce temporaneamente di scena.

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