Il Corriere della Sera avanza una proposta per delineare la differenza – con una parola – tra Sinner e Alcaraz: pervicacia, o meglio obstinación. Da una parte Sinner, ossessivo nel non ripetere gli errori, dall’altra Alcaraz, più istintivo, quasi disposto a perdersi pur di restare fedele alla propria natura.
In questo scenario, ovvero, nell’assenza di Alcaraz a Madrid e a Parigi, la palla passa a Sinner, tornato numero uno e padrone del proprio destino, chiamato ora a sfruttare un momento favorevole senza lasciarsi distrarre da discorsi sull’assenza del rivale. Il Corriere sottolinea come l’italiano mantenga il suo approccio pragmatico, rifiutando qualsiasi lettura riduttiva delle vittorie senza Alcaraz: nel tennis, chi non c’è ha sempre torto. L’orizzonte si alza così verso un obiettivo storico, la doppietta Roma-Parigi, che manca a un italiano dai tempi di Adriano Panatta nel 1976.
L’obiettivo è chiaro: stabilizzare il rendimento e proseguire la striscia nei Masters 1000, approfittando anche dello stop di Alcaraz. Intanto lo stesso Sinner osserva da vicino i nuovi talenti emergenti, come Rafael Jodar, simbolo della continua produzione spagnola. Infine, il Corriere allarga lo sguardo ai rivali: Novak Djokovic resta una minaccia credibile in ottica Roland Garros, forte di un percorso più leggero rispetto agli altri top player, mentre Alcaraz esce temporaneamente di scena.