Sinner a Madrid come Jason Bourne, ma con la racchetta: “Il riposo è un’arma”

Sinner Alcaraz Sinner Madrid

Italy's Jannik Sinner reacts after a point against Canada's Felix Auger-Aliassime during the Monte Carlo ATP Masters Series Tournament quarter final tennis match on Court Rainier III at the Monte-Carlo Country Club in Roquebrune-Cap-Martin, south-eastern France on April 10, 2026. Thibaud MORITZ / AFP

Niente tapas, niente cervezas, niente paella, niente flamenco. Jannik Sinner è a Madrid per il Masters 1000 e la sua attività preferita fuori dal campo è una: dormire. Come racconta Libero, alla domanda su cosa faccia nella capitale spagnola, Sinner ha risposto con la serenità di chi ha le priorità chiarissime: “Madrid? Mi piacerebbe fare un giro in città e conoscerla meglio, ma sto dando priorità al riposo, dormo il più possibile per arrivare in buona forma al torneo”.

Altro che movida. Il numero uno del tennis mondiale, mentre i colleghi se ne vanno a passeggiare per il Retiro o a farsi un giro in Plaza Mayor, se ne sta chiuso nella stanza d’albergo a schiacciare pisolini. E non è un vezzo: Sinner ha più volte detto che la sua passione è dormire, aggiungendo di aver affrontato match importanti appena mezz’ora dopo essersi svegliato. Poi ha battuto Bonzi all’esordio, per cui evidentemente funziona.

Da Federer a LeBron: i campioni che dormono più di un gatto

Libero ricorda che Sinner non è il primo campione a trasformare il letto in un attrezzo da allenamento. Roger Federer considerava il sonno un allenamento passivo e dormiva tra le 11 e le 12 ore al giorno durante i tornei. LeBron James va oltre: 8-9 ore la notte più 3 ore di pisolino pomeridiano, con la stanza a 19 gradi, buio totale e assenza di onde elettromagnetiche. Una specie di cripta tecnologica. Manca solo il sarcofago.

E se si allarga il campo fuori dallo sport, Albert Einstein sosteneva di aver bisogno di almeno 10 ore di sonno a notte, più pisolini frequenti durante il giorno. L’idea della relatività, scrive Libero, gli venne proprio durante un sonno. Winston Churchill era un guru della siesta: almeno un’ora e mezza ogni pomeriggio, spesso in pigiama. “Questo mi permette di avere due mattine al giorno”, spiegava con una delle sue battute inarrivabili.

Il paradosso: se dormi sei un fallito, a meno che tu non sia il numero uno

Il punto che Libero solleva è gustoso: dormire troppo resta socialmente sgradito. Te ne puoi vantare solo se sei il numero uno al mondo, altrimenti sei un fannullone. Silvio Berlusconi raccontava con orgoglio di dormire pochissimo, attribuendo a questa abitudine il suo successo. Giulio Andreotti confessava di alzarsi alle 4.30 per andare a messa — “non si è mai capito chi recitasse messa a quell’ora e chi ci fosse in chiesa”, annota Libero con perfidia. E Vittorio Sgarbi sosteneva di passare le notti a leggere quotidiani freschi di stampa.

Il paragone definitivo: Sinner è Jason Bourne con la racchetta

Ma il colpo di genio di Libero è il paragone con Jason Bourne. Il superagente segreto della saga di Robert Ludlum, addestrato a resistere alle torture, al dolore e a qualsiasi avversità, condivide con Sinner una filosofia fondamentale: “Il riposo è un’arma”. Nei romanzi di Ludlum, Bourne — braccato da Cia, Fbi, Kgb e Mossad contemporaneamente — appena può schiaccia un pisolino per ricaricare le energie. Nei film con Matt Damon, tra scazzottate e sparatorie, il concetto si perde. Ma nei libri il sonno è un mantra.

E in fondo Sinner fa esattamente la stessa cosa: mentre il mondo gli chiede di essere un testimonial della dolce vita, lui si chiude in camera e dorme. Con la differenza che Bourne sogna di sfuggire ai servizi segreti di mezzo mondo, e Jannik sogna di restare il numero uno del tennis mondiale. Buonanotte a tutti.

 

 

 

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata