Paratici: “I bambini? La parola d’ordine è divertitevi. La tattica a 13-15 anni”
Al CorSera: "Nel settore giovanile vanno costruiti i singoli per poi organizzarli in squadra. Col Milan avevo chiuso, mancava solo la firma; poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente".

Db Milano 02/12/2019 - Gran Gala' del Calcio Aic 2019 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Fabio Paratici
Il ds della Fiorentina Fabio Paratici ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera (a firma Paolo Condò) dove ha parlato della crisi del calcio italiano e del modello Premier, da lui promosso, per puntare sui vivai dei club.
L’intervista a Paratici
Il Viola Park? Siamo ai livelli di Valdebebas, il centro sportivo…
“È vero. E in un certo senso è stato un problema supplementare perché a lavorare qui ti senti davvero al Real, salvo bruschi risvegli alla domenica. Alla Fiorentina non esistono ritiri punitivi: quale punizione sarà mai passare qualche giorno qui dentro? Ma ne stiamo uscendo“.
Un centro sportivo così ha avuto parte nella sua decisione di accettare l’offerta viola?
“Sì. Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra, e altri diventare comunque professionisti. Quando Ferrari e Goretti sono venuti a Londra era metà dicembre e la Fiorentina aveva 6 punti: ho subito detto che la classifica non mi preoccupava. Non nel senso che non fosse brutta, ma per la profondità del lavoro di cui parlavamo, e che la famiglia Commisso vuole sostenere con l’amore e la disponibilità che sono l’eredità di Rocco, un anno perso sarebbe stato rimediabile“.
C’è un elefante nella stanza ed è la squalifica sportiva di 30 mesi per il caso plusvalenze. Come descrive oggi quella vicenda?
“Non mi sento colpevole di nulla, se è questo che vuole sapere. Premesso ciò, è stata un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro. Nel processo sportivo non ti difendi, c’è poco da fare. Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere“.
È vero che prima del 20 luglio, quando è finita la squalifica, era in trattativa col Milan?
“Non in trattativa. Avevamo chiuso. Due volte nel giro di quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente“.
Come giudica oggi il passaggio di Cristiano Ronaldo?
“Prezioso per la Juve, importante per tutti come fu poi Mourinho alla Roma, un campionato ha bisogno di grandi personaggi“.
Cosa ha imparato al Tottenham?
“La Premier League vale la Nba, le dico solo che per il mio vice il capo delle risorse umane ha valutato 50 curriculum. Lì è tutto perfetto, e di livello superiore: corrono di più ma soprattutto corre più forte il pallone, devono imparare a passarselo meglio per questo, e i campi d’allenamento sono sempre rasati e bagnati. La tecnica così viene da sé“.
Quali sono le prime riforme che varerebbe, dipendesse da lei?
“La federazione dovrebbe emanare le linee guida per i vivai come il ministero dell’istruzione fa per le scuole. Uguali per tutti, dovrebbe controllare la loro applicazione con ispettori. A 5 anni si impara il controllo, a 6 il passaggio facendo correre veloce la palla, a 7 si comincia con l’uno contro uno. Niente classifiche almeno fino a 12 anni, parola d’ordine enjoy come in Inghilterra — divertiti — tattica di reparto a 13, tattica di squadra a 15. E se un allenatore ha la fortuna di avere quattro piccoli numeri 10 in una leva deve trovare il modo di metterli assieme, non schierarne uno e lasciare in panchina gli altri tre. Nel settore giovanile vanno costruiti i singoli per poi organizzarli in squadra, il contrario degli adulti dove si parte dalle squadre per esaltarne i singoli“.











