Nesta racconta il Milan di Berlusconi: “Follia pura, ti pagavano tutto, pensavi fosse uno scherzo”

Nesta a Dazn racconta il Milan di Berlusconi: casa pagata, architetto per i mobili, Laura Pausini alle feste di Natale. "Dovevi dare il massimo, altrimenti andavi a casa"

Nesta Nesta Milan Berlusconi

Ni Napoli 29/09/2024 - campionato di calcio serie A / Napoli-Monza / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Alessandro Nesta

Alessandro Nesta a Dazn ha raccontato quello che era il Milan di Silvio Berlusconi visto dall’interno, dagli occhi di chi ci giocava. Un mondo che oggi sembra appartenere a un’altra epoca del calcio — e probabilmente è così.

“Al Milan era follia pura, non è giustificabile che ti pagano casa, la corrente, i mobili. L’architetto chiedeva a mia moglie cosa mettere nell’angolo di casa. Ma che è, era uno scherzo? Pagavano tutto loro, anche la macchina, alla fine pensavi: ‘Ma che è uno scherzo?'”

L’ex difensore — che al Milan arrivò con un impatto non facile e che dopo la carriera da giocatore ha provato quella da allenatore con risultati alterni — descrive un sistema costruito per togliere ogni pensiero ai calciatori fuori dal campo. La casa, l’arredamento, la macchina: niente passava dalle mani dei giocatori. L’unica cosa che dovevano fare era giocare a calcio. E vincere.

Berlusconi chiamava Laura Pausini alle feste di Natale del Milan

Nesta è sempre rimasto colpito dalla cura nei dettagli, anche nelle occasioni fuori dal campo. “Berlusconi chiamava Laura Pausini a cantare” alle cene di Natale. Un contesto che suona surreale rispetto al calcio attuale, dove i club discutono di salary cap e sostenibilità.

Ma il trattamento regale aveva un rovescio preciso: “Dovevi dare il massimo altrimenti andavi a casa”. Non c’era spazio per adagiarsi. “Dovevi vincere per forza. Era un posto magico perché tutti andavano al doppio dell’altro perché il presidente faceva stare bene tutti”.

Il mondo parallelo creato da Berlusconi e la regola della condivisione

“Berlusconi ci ha fatto vivere un mondo parallelo” ha detto Nesta, che guarda a quegli anni con la consapevolezza di chi sa che quel modello è morto insieme al suo creatore. Un contesto da sogno, ma con regole ferree. E non solo da parte della società: “Nella nostra generazione c’era una regola: la condivisione. Se io prendo tot devo dividere con tutti”.

È un’idea di spogliatoio che oggi sembra lontana quanto le feste con Laura Pausini. Nesta descrive un calcio in cui il club investiva nei calciatori come persone — non solo come asset — e in cambio pretendeva il massimo. Un patto che Berlusconi proponeva fin dal primo contatto e che ha prodotto una delle più grandi ere di vittorie nella storia del calcio europeo.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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