La droga del palloncino usata dai calciatori di Serie A non viene rilevata dall’antidoping ma può distruggere il sistema nervoso
Il protossido di azoto usato dai calciatori coinvolti nell'inchiesta escort di Milano è invisibile all'antidoping ma provoca danni neurologici permanenti. A un calciatore è saltato un trasferimento dopo le visite mediche.

Nell’inchiesta della Procura di Milano sul giro di escort che coinvolge circa 70 calciatori di Serie A c’è un dettaglio che è passato quasi sottotraccia e che invece dovrebbe preoccupare i club molto più dei tremila euro a serata. È la cosiddetta “droga del palloncino“: protossido di azoto, noto anche come gas esilarante, inalato attraverso palloncini riempiti al momento durante le serate organizzate dall’agenzia finita sotto indagine.
Il motivo per cui i calciatori lo usano è semplice e inquietante allo stesso tempo: non lascia tracce. Il protossido di azoto entra ed esce dall’organismo in pochi minuti e non viene rilevato dai controlli antidoping. A differenza della cocaina o di altre sostanze ricreative, un calciatore può inalare gas esilarante la sera e presentarsi al controllo il giorno dopo senza che risulti nulla. È la droga perfetta per chi viene testato regolarmente. Ed è legale: in Italia il protossido di azoto non è classificato tra le sostanze stupefacenti e non esiste alcun divieto esplicito alla vendita per uso ricreativo.
Danni neurologici permanenti: a un calciatore è saltato un trasferimento
Ma il fatto che sia legale e invisibile all’antidoping non significa che sia innocuo. L’uso frequente di protossido di azoto provoca mieloneuropatia, ovvero danni al midollo spinale e ai nervi periferici. I sintomi vanno dai formicolii agli arti alla debolezza muscolare, dalla perdita di coordinazione alle difficoltà nel camminare, fino a disfunzioni intestinali, vescicali e sessuali. Nei casi più gravi i danni neurologici sono permanenti. Il meccanismo è legato alla vitamina B12: il gas la inattiva, e la B12 è essenziale per il funzionamento del sistema nervoso. Nei reparti specializzati degli ospedali sono già stati ricoverati giovani con danni neurologici riconducibili all’abuso di questa sostanza.
C’è un caso concreto che dovrebbe far riflettere ogni direttore sportivo in Europa: un calciatore stava per trasferirsi in un club di Championship, la seconda divisione inglese, ma il trasferimento è saltato dopo che le visite mediche hanno rivelato danni al sistema nervoso riconducibili al consumo di gas esilarante. Un affare sfumato non per un problema muscolare o articolare, ma per una sostanza ricreativa che nessun test antidoping aveva mai intercettato.
Il calcio italiano ha un problema che non vuole vedere
Il punto è che l’inchiesta milanese ha fatto emergere un fenomeno che i club conoscono ma preferiscono ignorare. Il protossido di azoto circola nelle serate della movida milanese frequentate dai calciatori da anni. Il Fatto Quotidiano ha riportato intercettazioni in cui si legge chiaramente “amo, ci servono i palloncini”. L’Editoriale Domani ha pubblicato i nomi di Pedersen e Volpato tra quelli che compaiono negli atti dell’indagine. Il quadro è quello di un consumo diffuso, normalizzato, trattato come un divertimento innocente.
Non lo è. Un calciatore professionista che inala regolarmente protossido di azoto sta danneggiando il proprio sistema nervoso: coordinazione, riflessi, sensibilità degli arti. Esattamente le funzioni di cui ha bisogno per giocare a calcio. E i club, che investono milioni su questi giocatori, non hanno strumenti per accorgersene perché la sostanza sfugge a ogni controllo.
Il tema non riguarda la morale e non riguarda le escort. Riguarda la salute di atleti professionisti e il valore economico degli investimenti dei club. Come ha scritto il Telegraph in un’inchiesta sul rapporto tra criminalità organizzata e sostanze nello sport, il doping e le sostanze ricreative sono diventati un mercato più redditizio della cocaina proprio perché i rischi penali sono minimi. Il protossido di azoto è l’esempio perfetto: legale, invisibile, e potenzialmente devastante. I club di Serie A dovrebbero preoccuparsene molto più di quanto stiano facendo.