Hanno rotto anche la sacralità dello stadio, ci si va solo per farsi belli sui social (El Paìs)
Al Bernabeu, durante Real-Bayern, hanno ripreso uno che tagliava i capelli ad un altro. "Il calcio come la vita moderna, ogni luogo è solo un palcoscenico per procurarti un minimo di attenzione"

Supporters of Bosnia and Herzegovina's burn flares as they stand in the tribunes during the 2026 World Cup qualifiers Europe zone group H football match between Bosnia and Herzegovina and Austria at the Bilino Polje stadium in Zenica on September 9, 2025. ELVIS BARUKCIC / AFP
È successo quando il Real era sotto 1-2 con il Bayern, con il Bernabéu in fermento, “uno di quei momenti in cui si può quasi sentire il battito cardiaco energico delle grandi notti europee e, a tratti, l’incessante ricerca di un capro espiatorio”, scrive El Paìs. E’ successo che un uomo di mezza età (“l’età che abbiamo tutti quando indossiamo la maglia della nostra squadra”), si è alzato dal suo posto e ha tirato fuori i suoi strumenti da barbiere: una mantellina, un pettine, un rasoio elettrico… Accanto a lui, un altro uomo di mezza età, che lo ha lasciato fare. Un taglio di capelli in diretta, proprio nel bel mezzo della partita, “i protagonisti circondati da altri tifosi così perplessi che per un attimo hanno esitato tra prestare più attenzione alla sfumatura e all’ultima corsa di Vinicius. Solo pochi minuti sul cronometro, certo, ma abbastanza perché il calcio smettesse di essere calcio“.
Perché per El Paìs questo è stato quel microscopico episodio folkloristico, non certo “un’emergenza estetica dell’ultimo minuto”, ma proprio il sintomo di una rottura sistemica. E’ un’analisi molto amara.
“Sembrava deliberato e ben pianificato, una trovata casalinga con aspirazioni virali, come se gli stadi non fossero più quei templi dove si va per incontrare Dio, ma un luogo affollato da ammirare. Non è la prima volta che succede. C’è chi taglia i capelli al Bernabéu persino in formato ASMR, e c’è chi delinea il viso di Mbappé con un rasoio elettrico mentre il francese scatta come un elefante in una cristalleria, alla ricerca della porta avversaria; basta dare un’occhiata a TikTok per rendersene conto”.
“Viene da chiedersi cosa pensino gli altri spettatori. L’uomo alla sua sinistra, che probabilmente si porta dietro la tessera da oltre vent’anni, accartocciata nel portafoglio. O quello alla sua destra, che con ogni probabilità ha speso una buona parte del suo stipendio per l’occasione, perché oggigiorno non ci si può permettere di essere un tifoso abituale. O quello dietro di lui, che a ogni azione sente un misto di paura ed euforia. Persone ammirevoli e ingenue che credono ancora nel calcio come luogo in cui condividere ricchezze e povertà, salute e malattia, con gli altri tifosi sugli spalti. E, soprattutto, viene da chiedersi come la legge possa proteggere quel povero ragazzo che è andato con il padre a quella che avrebbe potuto essere la partita della sua vita, e che tra qualche anno a malapena si ricorderà di aver fatto bella figura in qualche video promozionale su Instagram”.
“Questo è il calcio moderno, ma è anche la vita moderna, dove ogni luogo è abbastanza buono per improvvisare un palcoscenico e ogni gesto conta se riesce a procurarti un minimo di attenzione. Una vita in cui i ricordi sono creati per durare 24 ore. O in cui andare a una partita di calcio non vale più la pena se non puoi dimostrare di esserci andato per fare quella cosa che nessun altro farebbe perché – e questa è la cosa più importante – sei speciale. È così che il gioco smette di contare: attraverso video verticali che non ti permettono nemmeno di vedere come il vecchio calcio sta morendo. E al rallentatore”.











