Dino Baggio: “Maradona nella Serie A attuale farebbe mille gol”
Ad As: "Tutti gli stranieri più forti venivano in Italia a giocare, ora arrivano quelli di troppo. Dai vivai italiani, ogni anno dovrebbero salire quattro o cinque giocatori in prima squadra, così facevano ai nostri tempi".

Olympique de Marseille's midfielder FrÈdÈric Brando (L) fights for the ball with Parma's midfielder Dino Baggio 12 May 1999 at Luzhniki Stadium in Moscow during the 28th UEFA soccer Cup final between Olympique de Marseille and Parma AC. (ELECTRONIC IMAGE) (Photo by BORIS HORVAT / AFP)
L’ex calciatore Dino Baggio ha rilasciato un’intervista ad As sul suo passato da giocatore e la situazione del calcio italiano dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali.
L’intervista a Dino Baggio
Perché guarda così poco calcio?
“Sinceramente, è cambiato troppo rispetto ai nostri tempi. Da tempo non si punta più sul vivaio come quando giocavo io. Allora uscivano grandissimi calciatori italiani. Il nostro calcio oggi è noioso. Prima era più basato su contropiede e velocità. Molta attenzione, grande tattica. Oggi cercano di compiacersi nel far girare la palla. Si piacciono… Io, sinceramente, sono stanco di vedere tutto questo. Ha perso identità“.
Oggi non ci sono due Baggio, un Totti o un Del Piero…
“È vero, ma torneranno. È un ciclo. In Italia ci sono molti talenti, ma non vengono valorizzati come meritano. Non vengono formati né lavorati. E non hanno opportunità in Serie A. Il nostro campionato vuole giocatori già pronti. Non si coltivano i campioni. Inoltre, il 99,9% del calcio italiano è composto da stranieri. Gli italiani fanno fatica a emergere fino alla prima squadra. Anche io oggi avrei difficoltà. Stiamo rischiando di sprecare i nuovi Roberto Baggio, Vieri, Cannavaro… È pericoloso. Se non si cambia rotta, non so cosa succederà. Dai vivai, ogni anno dovrebbero salire quattro o cinque giocatori in prima squadra per farsi le ossa. Poi, eventualmente, li valorizzi e li vendi. Prima si faceva così. Così hanno fatto con noi“.
Lei era già titolare a 18 anni in Serie A…
“Esatto. Ogni anno salivano almeno quattro giovani in prima squadra. E quasi tutti diventavano titolari. Anche la Nazionale ne beneficiava“.
Negli anni Novanta il campionato italiano era il migliore del mondo:
“Tutti volevano venire qui. C’erano i migliori stranieri: meno numerosi, ma di livello mondiale. Era tutto più selettivo. Eravamo, insieme alla Premier League, il campionato più competitivo. Gli olandesi del Milan, l’Inter dei tedeschi, i brasiliani come Zico e Falcao, palloni d’Oro… Oggi i migliori vanno in Spagna, Inghilterra o Francia. In Italia arrivano quelli di troppo“.
E i talenti stranieri che non si adattavano?
“Tatticamente eravamo superiori. Tecnica sì, ma senza capire gli spazi non bastava. A meno che tu non sia Messi. Forse ai nostri tempi lui avrebbe avuto problemi in Italia“.
Il calcio era più duro?
“Molto. Ti entravano duri, senza problemi. Oggi è tutto più facile. Maradona oggi farebbe mille gol. Messi allora sarebbe stato massacrato. Per questo Diego è il più grande“.











