Cronache romaniste – La favola di Gasperini vittima innocente di Ranieri
Sapete come i Friedkin chiamavano Ranieri? Santa Claus, e ora lo dipingono come il cattivo. Ben altri i soprannomi dati da Gasp ai dirigenti. Senza Ranieri, Gasp ha subito dettato la linea: via anche Massara, il ds deve piacere a me. Si sente il padrone della Roma

Dc Roma 22/03/2026 - campionato di calcio serie A / Roma-Lecce / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Gian Piero Gasperini
La prima conferenza stampa di Gasperini da padrone della Roma è arrivata nemmeno tre ore dopo che Ranieri è stato fatto fuori. I Friedkin lo hanno licenziato con un commento gelido in cui risalta la frase: “L’As Roma verrà sempre al primo posto”. Facendo così apparire quella di Ranieri come una questione personale nei confronti di Gasperini. Brutto. Spiacevole. Oltre che falso. I Friedkin probabilmente hanno annusato l’aria. E non se la sono sentita di andare controcorrente, hanno optato per una decisione che oggi può incredibilmente essere definita furor di popolo (e soprattutto di giornalisti). Perché la Roma giallorossa adesso è quasi tutta con Gasperini. La vita va così.
I Friedkin sanno che non è una questione personale di Ranieri
Ma i Friedkin sanno benissimo che quella tra Ranieri e Gasp non è una questione personale. Non lo avrebbero bonariamente soprannominato Santa Claus proprio per la sua capacità di andare d’accordo con tutti, di saper appianare ogni tensione. Avete mai visto Babbo Natale fare questioni personali? Una realtà che stride con il quadro che emerge. Con Gasperini che indossa le vesti di santarellino. Che, tenero, mai avrebbe provocato tutto questo. “Io non ho fatto nulla. Non ho creato nulla, non ho mai creato problemi”, ha detto ieri in conferenza stampa. Poverino, l’ha solo subita questa situazione. “Non metteteci sullo stesso piano me e Ranieri, io non ho mai commentato né lo farò adesso”.
Tre ore dopo il comunicato, dicevamo, alla prima conferenza da signore della Roma il santarellino di fatto ha dettato le condizioni. Ha congedato il ds Massara: “Sotto l’aspetto tecnico non abbiamo trovato feeling. Ma sempre e solo riferiti alla squadra, non c’è mai stato nulla di personale”. E ha fatto capire ai Friedkin che è meglio se il prossimo direttore sportivo sarà di suo gradimento: “anche l’allenatore deve essere complementare col ds in sede di mercato. Forse allenatore e ds dovrebbero essere responsabili insieme dei risultati e della formazione di una squadra, nel bene e nel male. Dovrebbero viaggiare in coppia”. Non male come agnellino. L’incarnazione della concordia.
Ranieri definisce Gasperini peggio di un errore
Un’immagine che peraltro non si ritrova nella descrizione che Silvia Scotti (giornalista di Repubblica molto informata su quel che accade a Trigoria) ne ha fatto sul suo quotidiano. A proposito dell’addio di Ranieri ha scritto: “A 74 anni era stanco di lamentele, parolacce, tensioni. (…) Stava male, era stanco, pensava di aver commesso un errore portando Gasp a Roma, lo definisce peggio di un errore. Tutti i giorni a Trigoria doveva sentirsi dire: Gasp ha detto a quel giocatore che non è all’altezza, un altro calciatore è uscito da Trigoria piangendo, oggi ha detto parolacce, ieri ha dato del lei a quel dirigente che non gli piace, ieri non lo ha fatto salire sul pullman, lo chiama davanti a tutti con un soprannome ignobile. Insostenibile per uno come Ranieri, furbo, scaltro, ma autorevole”. Gasp l’informazione ama definirla macchina del fango.
È tipico dei santarellini chiamare i dirigenti con soprannomi ignobili. A Bergamo ne sanno tante sul Gasp. Ci sarà un motivo se all’indomani delle scenografiche lacrime per il suo passato all’Atalanta, al Corriere di Bergamo non si lasciarono per nulla intenerire: “Tornano alla mente certe scenate di allora identiche a quelle di oggi, gli scontri con Junior e l’americano. Dunque Gasp si è costruito una realtà parallela a quella reale. Si chiama retropia. È il modo con cui noi umani edulcoriamo il passato”.
I Friedkin sempre spettatori in casa loro
Resta un dato non trascurabile della gestione dei Friedkin. È la terza volta che si arriva a uno scontro tra allenatore e dirigenza. Prima tra Mourinho e Tiago Pinto. Ed è finita che sono andati via entrambi. Prima il tecnico e poi dopo qualche mese il ds. Poi lo scontro tra De Rossi e la dimenticata amministratrice delegata greca Lina Souloukou. È finita nello stesso modo: esonero del tecnico e poi è andata via anche lei, si è dimessa. La scena si è ripetuta per la terza volta. Ranieri è fuori, tra poco lo sarà anche Massara. Per ora resta Gasperini. La linea di continuità è un’altra: in nessun caso la società è riuscita a gestire le conflittualità. In nessun caso il club ha sanato la frattura. Come spesso accade, il problema è sempre all’origine. Il resto sono conseguenze.