Christillin: “Il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali sarebbe umiliante”
L'ex membro del Consiglio Fifa a Radio Rai: "decide Infantino, ma un Paese con la nostra storia non può sperare che un altro si ritiri per andare al Mondiale. Propone la Palestina al posto dell'Iran"

Db Milano 23/09/2019 - The Best FIFA Football Awards / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Evelina Christillin
L’Italia e la tentazione del ripescaggio
Dopo l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia — la terza esclusione consecutiva da un Mondiale, un record che nessuna nazionale con quattro titoli mondiali aveva mai raggiunto — in Italia si è aperta la discussione più triste possibile: il ripescaggio. L’Iran, già qualificato, potrebbe ritirarsi per ragioni geopolitiche. Se succede, l’articolo 6.7 del regolamento Fifa prevede che il presidente Infantino, con il Consiglio, decida chi prende il suo posto.
Evelina Christillin, che nel Consiglio Fifa ci ha seduto dal 2016 al 2025, ha parlato a Radio Rai 1 senza giri di parole:
“Pensare di qualificarsi per il rotto della cuffia perché un’altra nazionale non può giocare è un po’ umiliante per una Nazionale che ha vinto quattro Mondiali”.
E ancora: “È tutto nelle mani della Fifa. È il presidente Infantino che decide, con l’approvazione del Consiglio. Non c’è un meccanismo automatico, non c’è una graduatoria che scatta. Decide la Fifa e basta”.
La proposta: la Palestina al posto dell’Iran
Christillin non si è limitata a bocciare il ripescaggio italiano. Ha lanciato una proposta precisa: “Io suggerisco la Palestina. La Palestina è stata eliminata dall’Oman nelle qualificazioni asiatiche con un rigore molto dubbio al novantasettesimo minuto. Se si tratta di riparare un torto sportivo, quello della Palestina è più evidente e più recente del nostro. Noi abbiamo semplicemente perso ai rigori contro la Bosnia”.
Una posizione che ha un peso politico evidente ma anche una logica sportiva: l’Italia non è stata vittima di un’ingiustizia, è stata vittima di se stessa.
“Non posso garantire che l’Iran si ritiri”
Christillin ha anche raffreddato le aspettative di chi dava il ripescaggio per imminente: “Non posso garantire nulla su cosa farà l’Iran. Le tensioni geopolitiche ci sono, ma da qui a dire che l’Iran rinuncerà al Mondiale ce ne passa. Infantino ha rapporti con tutte le federazioni e finora la linea è che l’Iran parteciperà regolarmente”.
In sostanza: la porta è quasi chiusa. E anche se si aprisse, Christillin dice chiaramente che l’Italia non dovrebbe passarci.
Tre Mondiali senza Italia: il problema non è il ripescaggio
Il punto vero è un altro, e su queste pagine lo scriviamo da mesi. L’Italia non va ai Mondiali dal 2014. Dodici anni. I fantasmi del 2018 e del 2022 si sono ripresentati puntuali. Gattuso si è dimesso, dopo aver fallito l’unica missione che aveva. I giocatori volevano 300mila euro di premio qualificazione — premio che non hanno intascato perché non si sono qualificati. Gravina è finito sotto accusa, come sempre il giorno dopo, come se non fosse stato eletto col 98,7%.
Donnarumma ha detto che ha pianto. I calciatori dell’Italia non li conosce quasi più nessuno. E ora la grande speranza è che l’Iran si faccia da parte per farci entrare dalla porta di servizio.
Christillin ha ragione: sarebbe umiliante. Ma il vero problema non è il ripescaggio. È che un Paese con quattro Mondiali vinti si è ridotto a sperare nel ritiro di un altro per partecipare. Questo dice tutto su dove è finito il calcio italiano. E nessun ripescaggio può ripararlo.