Havertz e l’Arsenal dei miracoli: non segnano mai, ma il Times ci spiega che hanno ragione loro
Per la stampa inglese la sconfitta col City è una lezione di stile. Arteta punta tutto sul talento, ma tra infortuni cronici e un Havertz spuntato, resta solo la solita maledizione del braccino di aprile.

Db Milano 20/01/2026 - Champions League / Inter-Arsenal / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: esultanza gol Gabriel Jesus
Mikel Arteta ha perso lo scontro diretto col City, ma secondo il Times ha ragione lui. Roba da matti. Mentre Guardiola scappa, alcuni giornali inglesi provano a convincerci che l’Arsenal ha finalmente trovato il modello giusto per il futuro. In pratica, Arteta ha deciso di fare il coraggioso quando ormai l’acqua gli arrivava alla gola, rispolverando Odegaard e Eze come se fossero la panacea di tutti i mali. Havertz punta centrale, poi, è un esperimento che sa di disperazione: gente che non stava in piedi, ma che per la stampa diventa fluidità tecnica. La verità è che se fossero rimasti a riposo sarebbe stato meglio, altro che top della forma. E non diamo la colpa solo agli infortuni: in campo non c’erano mica undici passanti presi alla stazione, ma fior di milioni.
Adesso si aggrappano alla differenza reti e alla speranza che il Burnley o il Crystal Palace siano già in vacanza. Il campionario dell’illusione è completo: Declan Rice che sussurra “non è finita”, il ricordo sbiadito del 1989 e la solita sfilata degli Expected Goals. Peccato che gli xG non alzino trofei e non paghino le bollette. Sotto porta l’Arsenal ha la cattiveria di un agnellino: Havertz sbaglia l’impossibile e Gyökeres sparisce regolarmente quando il pallone scotta, facendosi sovrastare pure dai nani del City.
Sognano Julián Álvarez mentre si godono i ricami di Odegaard, che però gioca un terzo delle partite. Se questo approccio “offensivo” e i falò motivazionali sono il modello per vincere la Premier dopo vent’anni di digiuno, allora vale tutto. Ma la sensazione è che, tra un ricamo e un xG a favore, la mazzata di aprile sia diventata ormai una confortevole abitudine.