Sacha Sorrentino il sarto dei nutrizionisti
Intervista. Napoletano, è definito il nutrizionista dei vip. "Ronaldo e Nedved hanno dimostrato quanto la cura del corpo sia fondamentale per essere in forma"

Sacha Sorrentino il sarto dei nutrizionisti, alimentazioni su misura
Ne va della qualità delle prestazioni, certo. Così come della possibilità di mettersi al riparo dagli infortuni oppure, una volta che gli infortuni si sono verificati, di quella di rientrare più velocemente. Soprattutto, ne va della longevità della carriera, perché il corpo del calciatore è a suo modo una macchina che dà il suo meglio il più a lungo possibile se messo nelle condizioni di farlo.
In alcuni articoli definiscono Sacha Sorrentino “il nutrizionista dei vip” per le personalità che segue nel jet set. Ma lui, 38enne napoletano abilitato biologo nel 2013 con specializzazione in nutrizione dello sport, vanta una certa esperienza anche nel calcio e tra i calciatori (basta dare una scorsa ai suoi social per verificare di che livello). A Sorrentino piace definire il suo stile “sartoriale”, perché adegua il piano alle inclinazioni dell’atleta. Non impone nessuna proibizione categorica, perché la dieta va vissuta con naturalezza e non come una sequela di obblighi: “L’importante è che tutto, l’alimentazione insieme allo stile di vita – spiega –, rientri in un equilibrio funzionale allo scopo”.
La parola chiave è equilibrio: vaste programme, chioserebbe quel tale. Perché nell’equazione complessiva della quotidianità di un atleta ci sono variabili non controllabili. Si prenda la qualità del sonno, elemento fondamentale. “Abbiamo gli strumenti per tracciare gli atleti quanto e come dormano, nonché correttivi e integratori per intervenire nel caso del bisogno – continua il nutrizionista –. Ma non posso aspettarmi che il ragazzo vada a dormire allo stesso orario tutti i giorni. Quando ha il match serale gioca alle 20:45, se di Champions alle 21. Nel post-partita dovrà concedere le interviste, e poi magari lo aspettano il bus e anche il charter se è in trasferta. Vuol dire che torna a casa di notte inoltrata e, magari, la mattina dopo il mister gli fissa la seduta d’allenamento”. Gli effetti della stanchezza, in questo caso, si tamponano e non si prevedono.
Ecco, siamo abituati a una certa idea romantica dei grandi campioni sul campo dalla vita privata in disordine. Senza arrivare agli eccessi di Best o Socrates, era fino a poco fa comune l’immagine del calciatore pur dalle ottime doti atletiche, ma magari tabagista. “Non c’è bisogno che dica io ai ragazzi perché il fumo fa male – sorride Sorrentino –, ma di certo è cambiato il paradigma. Giocatori come Cristiano Ronaldo, ancora prima Nedved, hanno dimostrato che la cura del corpo è fondamentale per essere in forma e per continuare a fare la differenza anche a 40 anni, quando molti coetanei hanno già smesso. Il talento va sempre accompagnato dalla cura di sé”.
Non ci sono formule magiche, numeri massimi o minimi di alimenti da mangiare o quelli da evitare. “I calciatori professionisti lavorano con il proprio corpo da tutta la vita e sono mediamente preparati sui principi della corretta nutrizione – continua Sorrentino –. Ma spesso non hanno le competenze per abbinare il pasto giusto all’impegno, che sia la partita, l’allenamento in palestra o la corsa. Così come do i miei consigli quando vogliono mangiar fuori in un momento di relax o quando devono partecipare a eventi pubblici”. Il fatto che non esistano formule magiche vuol dire anche che non esistono neanche scorciatoie: “Non basta mangiare come un campione per diventare tale”.
Nella sua carriera il nutrizionista napoletano, che opera tra Milano, Roma ed Empoli, ha lavorato anche con i club. “Preferisco seguire i singoli, che arrivano da me con la giusta mentalità e voglia di fare – afferma –. Nei gruppi squadra, al contrario, qualcuno potrebbe vivermi come un’imposizione”. Ha intenzione di tornare in un club? “Ho ricevuto la scorsa estate l’offerta di un’importante squadra italiana – risponde –, ma ho preferito declinare perché è un’ottima esperienza, ma totalizzante”. Sorrentino si definisce in fatto di calcio un resultadista e sa bene la filosofia riguarda anche la sua professione: “I giudizi si formano sul risultato finale e io, come i miei atleti, sono sempre attento a dare il massimo”.











