Platini: “Il calcio di oggi è stereotipato, non fa sognare. Messi resta il giocatore più simile a com’ero io”

A L'Equipe: "Per il mio carattere, preferivo l’assist al gol, concepivo il calcio in modo romantico. Dopo aver visto Kubala Laszlo da bambino, chiudevo gli occhi in campo e cercavo di indovinare i movimenti dei miei compagni".

Platini

Db Torino 13/05/2014 - finale Europa League / Siviglia-Benfica / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Michel Platini

L’intervista all’ex calciatore e allenatore fancese Michel Platini rilasciata a L’Equipe.

Le parole di Platini

Tra gol e assist che cosa preferisce?

Per il mio carattere, l’assist. Per segnare bisogna essere individualisti, spietati. Io ero più romantico. L’uomo assist è un sognatore, c’è la felicità di creare qualcosa. Se vedevo un compagno messo meglio di me, gli passavo il pallone. Era il mio modo di concepire il calcio“.

Il cestista Laurent Sciarra ci ha parlato di un vecchio servizio in cui suo padre diceva di lui: “Vede prima di ricevere”. Questa frase lo ha accompagnato per tutta la carriera. E lei?

Anche a me, perché è la base di tutto. Un giorno avevo sei anni, ero sugli spalti a Saint-Symphorien (a Metz) con mio padre e vidi Kubala (László) ricevere un pallone da sinistra e passarlo a destra. Chiesi: “Ma come ha fatto?”. Mio padre rispose: “Aveva visto prima di tutti”. Questa cosa mi ha segnato. Dopo, nei pulcini, nei giovanissimi, chiudevo gli occhi e cercavo di indovinare i movimenti degli altri. Ed è diventato istintivo“.

La visione di gioco, per lei, è quindi più la visione prima di avere il pallone, che quella con il pallone?

Sono entrambe. Ed è una forma di intelligenza. Un passaggio è un segno di amicizia. È il romanticismo dello sport“.

Se prendiamo i giocatori che hanno segnato gli ultimi quarant’anni, non ce ne sono molti che uniscano, come lei, efficacia sotto porta e senso del passaggio…

Messi ha entrambe le qualità. Maradona o Zico erano più individualisti e goleador“.

L’hanno ispirata anche atleti di altri sport?

Oggi comincio a vedere bei passaggi di piede nel rugby. Non è difficile come nel calcio, ma c’è stata una grande evoluzione rispetto all’epoca in cui calciavano le punizioni con la punta. In compenso, sono deluso dalla qualità dei calciatori di oggi. Non trovo nessuno di eccezionale. L’ultimo a esserlo è stato Messi. Noi eravamo figli della strada e il calcio ci apparteneva. Oggi il calcio appartiene più agli allenatori, e credo che i calciatori siano meno liberi di giocare come vorrebbero

Le sarebbe piaciuto giocare in una squadra con il 75% di possesso palla?

Ah no. Non mi sarebbe piaciuto giocare in una squadra senza un numero 10. Oggi chi organizza il gioco? Gli esterni, per lo più. In mezzo non ci sono più giocatori che “accarezzano” il pallone. Il calcio è cambiato moltissimo. Quando vedi che il portiere tocca tanti palloni quanti un centrocampista… È un calcio stereotipato, non mi fa sognare“.

Da commissario tecnico della Francia, era facile trasmettere il senso del passaggio?

Avevano altre qualità i centrocampisti che convocavo. Non avevo né Zidane né Djorkaeff. Era una squadra che preferiva non avere il pallone. La nostra miglior partita fu in Inghilterra, e perdemmo 2-0. Le altre volte non avevamo il pallone e vincevamo“.

Rouyer e Boniek avevano capito che con lei potevano tentare movimenti che non facevano con altri?

Se Claudio Gentile aveva il pallone, non sono sicuro che Boniek scattasse in profondità. Torniamo sempre lì: si chiama intelligenza di gioco, capire il modo di giocare del tuo compagno. È questa l’alchimia del calcio, e dello sport di squadra in generale“.

Non si è mai detto che sarebbe dovuto essere più egoista?

Non è mai esistito nel mio mondo. Sono sempre stato a disposizione di un allenatore, ed era lui a dover decidere se dovevo giocare più avanti o più indietro. Nella partita contro la Cecoslovacchia, ai Mondiali del 1982, sono uscito con ferite dappertutto per quanti contrasti avevo fatto, perché in quel centrocampo ero quello con le migliori qualità difensive. E quando sono arrivati Tigana e Fernandez, ero più orientato verso il ruolo di centrocampista offensivo. L’evoluzione della nazionale francese dal 4-3-3 al 4-4-2 mi ha dato più libertà per segnare gol“.

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